di Ugo Coppari
[E’ uscito da poco per Quodlibet Guida all’installazione di un futuro me di Ugo Coppari. In una breve intervista, l’autore lo presenta così].
Di cosa parla questo libro?
Il libro Guida all’installazione di un futuro me (Quodlibet) parte da queste domande: in cosa consiste la nostra vita? Cosa la rende significativa? Ma soprattutto: possiamo tradurla in dati? In un mondo tanto oscuro, come quello in cui stiamo vivendo, alcune persone si stanno facendo congelare nella speranza di “risorgere” in tempi meno bui. La ricerca di un’immortalità digitale, sta spingendo molte aziende di informatica a tradurre digitalmente quel grumo di ricordi che ci rendono quello che siamo in un’anima digitale che ci sopravviva in eterno: attraverso un’AI che permetta a chi ci sopravvive di poter dialogare con noi digitale che ricrei il nostro carattere, il nostro modo di parlare, i nostri pensieri. Dicesi “thanabot”. E per processarci, servono dei file testuali, audio, video che ci raccontino. Ma è possibile?
Da dove sei partito per scrivere questo libro?
Parto da una provocazione, sfidando quel programmatore futuro che si dovrà occupare della mia anima digitale, a ricreare un me digitale partendo da tutto il materiale che gli metto a disposizione (essendo un amante delle liste, mi è venuto facile): libri letti, persone conosciute, lavori svolti, ecc. Un resoconto dettagliato e in termini quantitativi di tutte le esperienze fatte nel corso della mia vita. Questa prima parte del romanzo si chiama “La vita come quantità”.
In un secondo momento, nella seconda parte del libro, intitolata “La vita come qualità”, accentuando il lirismo e mettendo da parte le liste, dimostrerò invece che questi dati non possono riportare il significato di un’esistenza intera, sottolineando quindi come la letteratura possa invece – e ancora – dirci molto di più su quello che ci contraddistingue.
Il libro parla di futuro. In che modo?
La volontà era (ed è) quella di tirare fuori un libro, romanzo o non romanzo poco importa, che possa risentire di tutti i cambiamenti apportati dall’AI sulla nostra percezione del mondo, sul nostro modo di processare il sapere e di conseguenza di avere contezza di chi siamo. Se a inizio ‘900 le scoperte sulla relatività del tempo e sulla profondità dell’inconscio hanno stravolto il fare letterario, come è possibile che la letteratura di oggi non risenta dell’AI? Il framing è importante.
Ci sono autori, autrici, libri che ti hanno suggestionato?
Tre esempi.
Lincoln nel Bardo. George Saunders vede sua figlia chattare su Messenger, come fosse un’anima errante in un limbo digitale. Risultato: scrivere un libro che faccia parlare le anime di un cimitero senza altra voce narrante.
Exit west. Moshin Hamid si rende conto che il mondo è in movimento. Le persone migrano, altri cercano di bloccarli. Risultato: scrivere un libro che faccia migrare attraverso gli armadi di mezzo mondo; uno entra nel suo armadio in Pakistan ed esce da un armadio in Inghilterra.
Cronorifugio. Georgi Gospodinov crea una residenza per malati di Alzheimer, malattia esemplare di un mondo occidentale in costante via di invecchiamento. La residenza piace ai malati, perché vengono ricreati quei contesti che gli erano cari; ma piace anche ai nostalgici di regimi politici ormai superati, in un’epoca di revisionismi storici.
Ecco tre esempi di scrittori (americano, pakistano, bulgaro) che hanno saputo reinterpretare il presente in chiave narrativa.
Perché in un mondo dove nessuno legge più, un lettore dovrebbe leggere un libro di questo genere?
Insomma, se un romanzo può (o deve) far parlare il proprio tempo, cosa c’è di meglio di una storia che ha a che fare con la quantificazione del sé (siamo pieni di app che ci misurano il sonno, la prestazione sportiva, le spese, ecc – una tendenza che ha preso il nome di “quantified self”), con la pretesa di digitalizzare il mondo e – ancora più importante – con lo spodestamento di Dio dal centro della scena a favore di un io potenzialmente eterno? E infine: non esiste già, in fondo, quel mezzo che ci permette di parlare con le persone già morte? Semplice, comodo, profondo, si chiama libro. E questa guida ne è la dimostrazione. O almeno ci prova.