di Claudio Bellinzona
Spesso si discute del rapporto tra poesia e musica popolare, e in particolare dei confini che dovrebbero delimitare il formato poetico rispetto a quello propriamente canzonettistico. La questione, di per sé, potrebbe apparire persino pretestuosa, per quanto complessa se affrontata nei suoi molteplici livelli di lettura (e di ascolto); ciò non accade, tuttavia, se la si considera in relazione al ruolo socialmente elitario, anzi ormai prossimo all’estinzione, della poesia tradizionalmente intesa, vale a dire della parola come medium autonomo ed esclusivo. E senza dover richiamare per l’ennesima volta il Nobel a Bob Dylan o l’iniziazione poetica di Leonard Cohen, su questo tema è senz’altro utile ascoltare Paul Muldoon, probabilmente il più significativo e sofisticato poeta vivente in lingua inglese, ma da tempo particolarmente impegnato anche nello studio e nella pratica della scrittura per canzone (la sua band si chiama Rogue Oliphant). A lui si devono, tra l’altro, la curatela e le interviste del bellissimo volume The Lyrics: 1956 to the Present (2021), dedicato ai testi di Paul McCartney. Secondo Muldoon, infatti, la distinzione fondamentale tra poems e lyrics risiede nel fatto che queste ultime lasciano spazio alla musica e, per farlo, naturalmente, seguono strutture e approcci metrici specifici.
La vera distinzione, insomma, è di natura tecnica e, proprio per questo, non realmente sostanziale. Non si tratta di una contrapposizione tra “alto” e “basso”, ma semmai di un differenziamento tra generi, che possiamo continuare a valutare attraverso l’impiego di strumenti critici analoghi. In questa prospettiva, soprattutto nel contesto del songwriting anglo-americano, si incontrano alcuni degli esempi forse più interessanti e, al tempo stesso, più ampiamente riconosciuti dalla critica per il loro valore letterario. Questo, per altro, anche per artisti fra i più ascoltati di sempre, come Kendrick Lamar (vincitore anche di un Pulitzer nel 2018) e Taylor Swift. Fra gli autori più rilevanti è il caso di annoverare John Darnielle. L’occasione è l’uscita del volume pubblicato da Farrar, Straus and Giroux nel dicembre 2025, This Year: 365 Songs Annotated: A Book of Days, in cui è stata raccolta una buona parte della produzione di Darnielle fino a oggi. Il libro raccoglie 365 testi, uno per ogni giorno dell’anno, accompagnandoli con riflessioni, spesso autobiografiche, che rivelano il processo compositivo e le stratificazioni nel corso del tempo. Noto soprattutto, almeno dal 1991, come anima e voce del progetto folk-rock The Mountain Goats, Darnielle è anche autore di saggi e romanzi (Wolf in White Van, Universal Harvester, Devil House). Una scrittura fortemente riconoscibile, anzitutto per la rigorosa tenuta metrica, lontana dalle tendenze ermetiche di una parte della sua generazione e quasi sempre inserita in una cornice tematica ben definita, in cui ogni album sviluppa ambientazioni, personaggi e riferimenti propri. Come ha scritto Helen Rosner in un’intervista pubblicata qualche anno fa sul New Yorker «il suo stile di scrittura scava nell’intimità dei piccoli momenti, raccontando storie di persone reali, in tempi e luoghi ben definiti». Nato nel 1967 in Indiana, Darnielle cresce in un contesto familiare difficile, anche segnato da esperienze di abuso. Tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90, si trasferisce a Claremont, sobborgo di Los Angeles, dove frequenta l’università e trova successivamente lavoro come infermiere in una clinica psichiatrica. Quel periodo, pur segnato da precarietà economica e lavori occasionali, gli permetterà di definire il proprio stile musicale partendo proprio da un importante esercizio di scrittura, in parte condizionato dalla lettura dei grandi poeti americani del ‘900, fra questi i The Dream Songs di John Berryman, e alcuni incontri fondamentali come quello con il poeta e traduttore Robert Mezey, suo professore al Ponoma College. In pochi anni, le sue prime registrazioni casalinghe su boombox, grezze e intimistiche, riescono prima a catturare l’attenzione degli appassionati di rock lo-fi per poi diventare un punto di riferimento dell’indie sotto il nome di The Mountain Goats. Le lyrics di Darnielle si collocano senza dubbio in una zona di confine tra la tradizionale forma canzone e la poesia: da un lato, per l’uso consapevole di dispositivi narrativi e poetici propri della tradizione letteraria americana, sia quella legata all’impiego del free verse sia quella più formale; dall’altro, per la scelta di strutture non canoniche, soprattutto per quanto riguarda l’impiego molto sofisticato dei ritornelli. Le sue canzoni sono quasi sempre costruite come brevi racconti o monologhi, spesso affidati a voci che non coincidono mai completamente con l’autore e, dunque, mantengono un’insolita distanza dal vissuto personale rispetto a quello che ci si aspetterebbe: uno scarto, quello tra autore e io lirico, piuttosto raro nella scrittura pop, e che, di contro, si avvicina molto di più all’idea della persona come strumento formale. Allo stesso modo, la centralità che assumono oggetti ordinari, luoghi marginali o dettagli apparentemente secondari, ricorda molto la poesia di tradizione modernista e postmodernista. Infine, la sua lingua, volutamente semplice e colloquiale, non riduce la complessità del discorso, ma la rende più incisiva e aderente alle immagini della narrazione. Se si guarda all’intera traiettoria artistica di Darnielle/The Mountain Goats, emerge con chiarezza un tratto che potremmo definire quasi romanzesco nella concezione di album come spazio diegetico autonomo. La maggior parte di questi, infatti, funzionano come cicli narrativi coesi, nei quali i personaggi ritornano, si trasformano o si dissolvono, e il repertorio di immagini costruisce un universo di mitologie personali. Da qui deriva anche una conseguenza interessante: se i testi di Darnielle mantengono coerenza e potenza anche sulla pagina, allora quel confine tra poesia e canzone può anche diventare reversibile, o quanto meno riuscendo a rendere ancor più visibile struttura retoriche e costrutti metrici.
I testi che seguono sono solo un piccolo florilegio tratto dal recente volume, di cui si riproduce anche la punteggiatura utilizzata.
Wild Palm City
I see five fingers on each hand
I see only as far as my arms can stretch
After that it all gets kinda blurry
I see the air compressor vent where it rises
Up from the hot ground, but I’m not afraid
I see what’s going through—
It’s you, only it’s bigger and better and brighter
I got the sofa set up right here
I got a room, a room full of sand
Open up your mouth and, buddy, you’ll wish that you hadn’t
I feel the new day coming on strong
I see Cindy and she’s talking up a storm
I remember her, and I see who she’s bringing
It’s you, only it’s bigger and thinner and wither
I touch the leaves of the plant next to me
They’re thicker than they were the last time I touched them
And it curls quickly around my hand
There are stars up there even when you can’t see them
I’ll tell you something: that really bothers me
How are we supposed to get anything done,
With those stars casting shadows that look just like spiders?
Yeah, it’s you,
but this time you’re coiled up much tighter
—-
Wild Palm City
Vedo cinque dita su ogni mano
Vedo solo fin dove arrivano le braccia
Oltre, tutto diventa un po’ sfocato
Vedo lo sfiato del compressore ad aria mentre sale
dal suolo rovente, ma non ho paura
Vedo cosa lo attraversa:
Sei tu, solo più grande, migliore e più luminoso
Ho sistemato il divano proprio qui
Ho una stanza, una stanza piena di sabbia
Apri la bocca e vorrai non averlo mai fatto, amico
Sento il giorno nuovo arrivare con forza
Vedo Cindy che parla senza fermarsi
Me la ricordo, e vedo chi porta con sé
Sei tu, solo più grande, più magro e più stanco
Tocco le foglie della pianta che ho accanto
Sono più spesse dell’ultima volta che le ho toccate
E si avvolge svelta intorno alla mia mano
Lassù ci sono stelle anche quando non le vedi
Ti dirò una cosa: questa cosa mi disturba davvero
Come potremmo mai combinare qualcosa
con quelle stelle che proiettano ombre come ragni?
Sì, sei tu,
ma questa volta sei avvolto molto più stretto
—-
Going to Georgia
The most remarkable thing about coming home to you is the feeling of being in motion again; it’s the most extraordinary thing in the world. I have two big hands, and a heart pumping blood, and a 1967 Colt .45 with a busted safety catch. The world shines as I cross the Macon county line going to Georgia.
The most remarkable thing about you standing in the doorway is that it’s you and that you are standing in the doorway; and you smile as you ease the gun from my hand, and I am frozen with joy right where I stand. The world throws its light underneath your hair, forty miles from Atlanta.
This is nowhere. Going to Georgia.
Direzione Georgia
La cosa più sorprendente di tornare a casa da te è la sensazione di rimettersi in moto: è la cosa più straordinaria al mondo. Ho due mani grandi, un cuore che pompa sangue e una Colt .45 del ’67
con la sicura rotta. Il mondo brilla mentre attraverso il confine della contea di Macon in
direzione Georgia.
La cosa più sorprendente di te ferma sulla soglia è che sei tu e stai lì ferma sulla soglia: sorridi mentre sfili con calma l’arma dalla mia mano e io resto immobile di gioia proprio lì dove sono. Il mondo diffonde la sua luce sotto i tuoi capelli, a quaranta miglia da Atlanta. Qui, in mezzo al nulla.
Direzione Georgia.
—-
Dilaudid
The reception’s gotten fuzzy
the delicate balance has shifted
put on your gloves and your topcoat
let’s pretend the fog has lifted
now you see me
now you don’t
now you say you love me
pretty soon you won’t
If we get our full three score and ten
we won’t pass this way again,
so kiss me with your mouth open
turn the tires toward the street
and stay sweet
All the chickens coming home to roost
plump bodies blotting out the sky
you know it breaks my heart in half, in half
when I see them trying to fly
Because you just can’t do
things your body wasn’t meant to
hike up your fishnets
I know you
If we live to see the other side of this
I will remember your kiss
so do it with your mouth open
and take your foot off of the brake
for Christ’s sake
Dilaudid
La ricezione si è fatta confusa
il delicato equilibrio si è spostato
indossa i guanti e il soprabito
facciamo finta che la nebbia si sia diradata
ora mi vedi
ora no
ora dici che mi ami
presto non lo farai più
Se arriveremo al termine dei nostri giorni
non passeremo un’altra volta da qui
allora baciami con la bocca aperta
gira il volante verso la strada
e resta dolce
Tutti i nodi vengono al pettine
corpi paffuti che oscurano il cielo
sai che mi spezza il cuore a metà, a metà
quando li vedo che cercano di volare
Perché semplicemente non puoi fare
cose per cui il tuo corpo non è stato creato
tirati su le calze a rete
ti conosco
Se vivremo fino a vedere l’altro lato di tutto questo
ricorderò il tuo bacio
quindi fallo con la bocca aperta
e togli il piede dal freno
per l’amor di Dio
—-
Steal Smoked Fish
Beneath the Burnside Bridge, before
anyone shot their movies there,
we hid from the whipping rain
when we had run out of cocaine.
Dispatch down to Plaid Pantry,
two on point, and two on sentry.
Ah, the joys that the lesser days bring
make you throw back your heads and sing:
God bless all petty thieves,
with tins of oysters up their sleeves!
Feast when you can,
and dream when there’s nothing to feast on.
Across a different bridge today,
over the river and down Broadway.
It feels so good to have you here.
Some of you will be dead next year.
I see your destinies above you,
like angels who don’t love you:
Let them kiss you and hold you tight,
as long as the money’s right.
God bless all my old friends,
and God bless me, too, why pretend?
Feast when you can,
and dream when there’s nothing to feast on.
God bless the guys from my old neighborhood,
gone past the point where any blessings can do them any good
Attach the C-4 where you must—
disappear in a cloud of dust—
but spare a thought for what it covers up.
Pour a triple, and raise your cup:
We were here once, me and my friends,
but we destroyed all of the evidence
and vanished into the night.
At least we got that part right.
God bless us, all of us, we who learn to shun the light.
God bless all vampires every night,
Feast when you can.
Feast when you can.
Feast when you can.
Rubare pesce affumicato
Sotto il Burnside Bridge, prima
che qualcuno ci girasse i suoi film,
ci nascondevamo dalla pioggia incessante
quando avevamo finito la cocaina.
Mandiamo qualcuno al Plaid Pantry,
due in avanscoperta e due di sentinella.
Ah, le gioie che portano i giorni più squallidi
ti fanno girare la testa e cantare:
che Dio benedica tutti i piccoli ladri,
con scatolette d’ostriche su per le maniche!
Banchetta quando puoi,
e sogna quando non c’è niente da mangiare.
Attraverso un ponte diverso, oggi,
oltre il fiume e giù verso Broadway.
È così bello averti qui.
L’anno prossimo qualcuno di voi sarà morto.
Li vedo i vostri destini sopra di voi,
come angeli che non vi amano:
Fatevi baciare e stringere forte
finché è abbastanza il denaro.
Dio benedica tutti i miei vecchi amici,
e Dio benedica anche me, perché fingere?
Banchetta quando puoi,
e sogna quando non c’è niente da mangiare.
Dio benedica i ragazzi del mio vecchio quartiere,
ormai troppo oltre perché una benedizione possa fare la differenza.
Piazza l’esplosivo dove serve
e sparisci in una nuvola di polvere
ma dedica ancora un pensiero a ciò che nasconde.
Versa una dose tripla, e alza il bicchiere:
una volta eravamo qui, io e i miei amici,
ma abbiamo distrutto ogni prova
e siamo svaniti nella notte.
Almeno questa è stata una buona decisione..
Dio benedica noi, tutti noi, quelli che imparano a schivare la luce.
Dio benedica ogni notte tutti i vampiri.
Banchetta quando puoi.
Banchetta quando puoi.
Banchetta quando puoi.
—-
Lovecrafy in Brooklyn
It’s gonna be too hot to breathe today
but everybody’s out here on the streets
somebody’s opened up a fire hydrant
cold water rushing out in sheets
Some kid in a Marcus Allen jersey
asks me for a cigarette
companionship is where you find it
so I take what I can get
Hubcaps on the cars like fun house mirrors
stick to the shadows when I can
Lovecraft in Brooklyn
When the sun goes down, the armies of the voiceless,
several hundred-thousand strong,
come out without their bandages
their voices raised in song
and when the street lights sputter out
they make this awful sizzling sound
I cast my gaze toward the pavement
too many blood stains on the ground
Rhode Island drops into the ocean
no place to call home any more
Lovecraft in Brooklyn
Head outside most everyday
to try to keep the wolves away
imagine nice things I might say
if company should come
Woke up afraid of my own shadow
like, genuinely afraid
headed for the pawnshop
to buy myself a switchblade
Someday something’s coming
from way out beyond the stars
to kill us while we stand here
it’ll store our brains in Mason jars
And then the girl behind the counter
she asks me how I feel today
I feel like Lovecraft in Brooklyn
Lovecraft a Brooklyn
Oggi farà troppo caldo per respirare
ma tutti sono qui fuori per le strade
qualcuno ha aperto un idrante antincendio
acqua fredda che scorre a fiotti
Un ragazzino con una maglia di Marcus Allen
mi chiede una sigaretta
la compagnia è dove la trovi
perciò mi accontento
Cerchioni sulle auto come specchi deformanti
mi attacco alle ombre quando posso
Lovecraft a Brooklyn
Quando il sole tramonta, gli eserciti dei senza voce,
parecchie centinaia di migliaia di persone,
escono senza le loro bende
le loro voci si levano in canto
e quando i lampioni si spengono
fanno questo sibilo orripilante
volgo lo sguardo al marciapiede
troppe macchie di sangue per terra
Rhode Island sprofonda nell’oceano
ormai nessun posto per chiamare casa
Lovecraft a Brooklyn
Esco quasi ogni giorno
per cercare di tenere lontani i lupi
immagino cose belle che potrei dire
se dovessi trovare compagnia
Mi sveglio con la paura per la mia stessa ombra
ho paura sul serio
mi sono diretto al banco dei pegni
per comprarmi un coltello a serramanico
Un giorno qualcosa arriverà
da molto oltre le stelle
per ucciderci mentre siamo qui
e conserverà i nostri cervelli in barattoli di vetro
E poi la ragazza dietro il bancone
mi chiede come mi sento oggi
mi sento come Lovecraft a Brooklyn
—-
Fresh Tattoo
Tattoo of the seventh shield
still wet on my skin
you’re all crumpled up on the curb there
I think I’m gonna take you in
always had to follow my instincts
usually I’m out on my own
you there by the road, wet and helpless
what happens if I take you home?
Well, you may forget the whys and wheres
of an old tattoo on your forearm there
but usually you recall the day you got one
and usually it fades in the sun
Headed for a season in exile
as the oracle predicted
according to reliable sources
in thirty days I’m getting evicted
trying not to scratch where it itches
it takes a certain level of discipline
not even half a second by the light switch
let the future flood right in
Well, you may forget the whys and wheres
of an old tattoo on your forearm there
but usually you recall the day you got one
and usually it fades in the sun
Usually the lines grow faint
like old house paint
just a way to mark the years gone by
you lay on the couch three weeks
until the color came back into your cheeks
I’d seen ones like you before
plenty came through before
Legend on the shield in Greek
“What’s that say?” you said
I gave you an answer that I thought you’d buy
all of this will disappear in the twinkling of an eye
Well, you may forget the whys and wheres
of an old tattoo on your forearm there
but usually you recall the day you got one
and usually it fades in the sun
but not this one
Tatuaggio appena fatto
Tatuaggio del settimo scudo
ancora bagnato sulla mia pelle
tu sei tutto accartocciato, lì, sul marciapiede
penso che ti porterò dentro
ho sempre dovuto seguire l’istinto
di solito sono fuori da solo
tu lì sulla strada, bagnato e indifeso
cosa succede se ti porto a casa?
Be’, puoi anche dimenticare il come e il perché
di un vecchio tatuaggio lì sul tuo avambraccio
ma di solito ricordi il giorno in cui lo hai fatto
e di solito svanisce al sole
Diretto verso una stagione in esilio
come aveva predetto l’oracolo
secondo fonti affidabili
fra trenta giorni sarò sfrattato
cerco di non grattare dove prude
ci vuole una certa disciplina
neanche mezzo secondo dall’interruttore
lascia che il futuro inondi
Be’, puoi anche dimenticare il come e il perché
di un vecchio tatuaggio lì sul tuo avambraccio
ma di solito ricordi il giorno in cui lo hai fatto
e di solito svanisce al sole
Di solito le linee sbiadiscono
come vecchia vernice di casa
solo un modo per segnare gli anni passati
sei rimasto sul divano per tre settimane
finché il colore non ti è tornato sulle guance
ne avevo visti altri come te prima
molti ne sono passati prima di te
Leggenda sullo scudo in greco
“Cosa c’è scritto?” hai detto
ti ho dato una risposta che pensavo sarebbe bastata
tutto questo scomparirà in un istante
Be’, puoi anche dimenticare il come e il perché
di un vecchio tatuaggio lì sul tuo avambraccio
ma di solito ricordi il giorno in cui lo hai fatto
e di solito svanisce al sole
ma non questo
—-
The Best Ever Death Metal Band in Denton
The best ever death metal band out of Denton
Was a couple of guys who’d been friends since grade school
One was named Cyrus, the other was Jeff
And they’d practice twice a week in Jeff’s bedroom
The best ever death metal band out of Denton
Never settled on a name,
But the top three contenders, after weeks of debate,
Were Satan’s Fingers, and The Killers, and The Hospital Bombers
Jeff and Cyrus believed in their hearts they were headed
for stage lights and Learjets, and fortune and fame
So in script that made prominent use of a pentagram
They stenciled their drumheads and guitars with their names
And this was how Cyrus got sent to the school
Where they told him he’d never be famous
And this was why Jeff, in the letters he’d write to his friend,
Helped develop a plan to get even
When you punish a person for dreaming his dream
Don’t expect him to thank or forgive you
The best ever death metal band out of Denton
Will in time both outpace and outlive you
Hail, Satan! Hail, Satan, tonight!
Hail, Satan! Hail, hail!
La migliore band death metal di sempre a Denton
La migliore band death metal di sempre a Denton
era composta da un paio di ragazzi che erano amici dalle elementari
uno si chiamava Cyrus, l’altro Jeff
e provavano due volte a settimana nella camera da letto di Jeff
La migliore band death metal di sempre a Denton
non si decise mai sul nome da darsi
ma i tre principali contendenti dopo settimane di dibattito
erano Le Dita di Satana, I Killer e I Bombardieri dell’Ospedale
Jeff e Cyrus credevano nel profondo che fossero destinati
ai riflettori e ai jet privati, e a fortuna e fama
così, con un lettering pieno di pentagrammi
scrissero i loro nomi su chitarre e tamburi
È così che Cyrus fu mandato a scuola
dove gli dissero che non sarebbe mai diventato famoso
ed è per questo che Jeff, nelle lettere che scriveva al suo amico,
lo aiutò a sviluppare un piano per pareggiare i conti
Quando punisci una persona solo perché ha un sogno
non aspettarti di essere ringraziato o perdonato
la migliore band death metal di sempre a Denton
col tempo ti supererà e ti vedrà morire
Ave, Satana! Ave, Satana, stanotte!
Ave, Satana! Ave, ave!
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Dance Music
All right: I’m on Johnson Avenue in San Luis Obispo,
and I’m five years old, or six, maybe
and indications that there’s something wrong with our new house
trip down the wire twice daily
I’m in the living room watching the Watergate hearings
while my stepfather yells at my mother
launches a glass across the room straight at her head
and I dash upstairs to take cover
lean in close to my little record player on the floor
so this is what the volume knob’s for
I listen to dance music
dance music
OK so look: I’m seventeen years old
and you’re the last best thing I’ve got going
but then the special secret sickness starts to eat through
you
what am I supposed to do? No way of knowing,
so I follow you down your twisting alleyways
find a few cul-de-sacs all my own,
there’s only one place this road ever ends up,
and I don’t want to die alone
let me down, let me down gently.
When the police come to get me,
I’m listening to dance music
dance music
Musica Dance
Va bene: sono su Johnson Avenue a San Luis Obispo
ho cinque anni, o forse sei
e i segnali che qualcosa non va nella nostra nuova casa
scattano come un allarme due volte al giorno
sono in salotto a guardare le udienze del Watergate
mentre il mio patrigno urla a mia madre
scaglia un bicchiere che attraversa la stanza verso la sua testa
e io corro di sopra per cercare riparo
mi chino vicino al mio piccolo giradischi sul pavimento
dunque è a questo che serve la manopola del volume
ascolto musica dance
musica dance
Ok, allora guarda: ho diciassette anni
e tu sei l’ultima cosa buona che mi resta
ma poi quel morbo segreto inizia a divorare
te
cosa dovrei fare? Non potendolo sapere
ti seguo lungo i tuoi vicoli tortuosi
trovo un po’ di vicoli ciechi tutti miei,
c’è solo un posto dove questa strada finisce sempre,
e io non voglio morire da solo
lasciami andare, lasciami andare dolcemente.
Quando la polizia verrà a prendermi,
io starò ascoltando musica dance
musica dance