di Stefano Salvi
[Pubblichiamo sei testi di Stefano Salvi tratti da un libro inedito intitolato Il racconto di semina].
Màntica sul lineamento di alture, dove più
di una immagine,
composta quale i viventi
accoglie il vento. Ne eludono la volta dell’etèsio
le voci discese dalla pura aria, e che
hanno ora apparenze. Clematidi
e diuturne, sono
altrettante orditure come il suolo: non è
che la natura che trova
un disfacimento dei materiali. Quasi il
gelo pone una breccia
di ossa, i vari strati; e i colori dell’iride muovono
in contrapposto all’astèlia.
***
Da Anàbasi
Tuttavia se, come accade, l’albero
si fa immobile? Nell’altro, o in se stessi, si scoprono
vuoti. Un lume di anàclasi
sembra non lasci che la materia inerte soggetta
alle vegetazioni. Deve un sentiero
accorgere il filamento degli acridî, da dove la spina
manifesta gli uccelli
in un’anima vivente. E sensibili e presentite:
disturbano, per figure, l’inapparenza,
e la circostanza di nuvole.
Adagia ogni scomparsa: entro i semi dati,
i semi nel mondo, e
posti tra le cose, mettendo mano alla falce, perché è
venuta la mietitura.
***
Da Racconto di semina
[I]
Mai, si fosse il tuono posto
nei mutamenti, indurrà una immagine del suolo;
sia che foglia questa
delle specie, l’ombra appena abbia sirma al fine di
preludere il sarmento, se non
il suo ascendere. – Sia che molto di ciò che vive avvenga,
se le stelle perdono, l’una dell’altra,
i segni del giorno: e sinora, come un tralcio non può
fare frutto da se stesso
rimarrà il vento nel cielo.
Altro non si crede che la intemperie giunga
fino dagli aspetti d’albero, e accresce
per il solo ramificare.
[IV]
E nel gelo diradano una spelta, e
la fibra adòrea,
come gli intrecci della foglia, scomparsi
dal rovaio. – Non diverrebbe
buio il firmamento, non fosse per un raggio
che ne alterna la volta
a ciascuna antèsi. È l’avvicendarsi
di amenti un lampo d’ogni dove.
Giacché si unisce
con il suolo la forma di vegetazioni, perché
i rami seguono? Ovunque, accanto agli alberi, siano
accostature nella nube, una stella posa
la cruna dell’iride.
***
Da Il bosco delle impressioni
Altro non essendo che un genere
dell’inanimato: l’ordine stellare. Per poco ancora
si disunisce la volta del celeste.
Dall’irraggiamento, ad ogni punto
vengono la foglia alta, ed il germinare in bosco –
anche in tutto il tempo si stacca
la recisura negli stami:
i lumi di roggia non hanno
vena della radice, quale ne apra una semente
all’inflessione di albero.
Qualsiasi voto al lavoro dello spirito
è un lascito di natura.
…
Giacché l’acqua ne manca ovunque
si attinge, i fiumi sono riarsi; e ogni stelo,
in eco alle affinità
con l’avvizzire, evoca una luce.
Talora i sentieri distolgono
ciò che il sole ha convenuto; e la vampa muove,
sorta dalla foglia quel tanto, da esserne
una nervatura. – Consente le congetture
di un compimento
l’economia delle sfere: e per situare l’incostanza
di ciascun seme creato.
Quando l’albero si trova nell’estate
mette i rami e cresce.
[Da Il racconto di semina, inedito]
[Foto di Eugene Lagunov su Unsplash].