di Erika Burkart

 

[E’ uscito da poco per Molesini Il tempo delle foreste blu di Erika Burkart. La raccolta è frutto di un lavoro collettivo di sedici traduttori coordinati da Anna Ruchat, compiuto all’interno del corso di traduzione editoriale della Casa della Letteratura di Lugano. Ne proponiamo in anteprima un estratto].

 

La parola

 

Come inferriate stanno intorno a me le parole

cerco a tentoni le sbarre,

un mormorio spaventa a ogni cancello:

se esci di qui il senso si trasforma.

 

Oh idea che si nega al linguaggio!

Che conosce solo sé stessa e chi la nutre:

il demone che sgomenta e incalza,

nel buio unisce e separa nella luce.

 

Calata nel tacere, mi so prigioniera,

sovrana del miracolo, perché la parola non svela,

eppure avida di ricevere la chiave

che dal seme mi liberi nel tutto.

 

*

 

Nel mezzo

 

Cerco la parola

che mi trovi.

 

Ogni parola

è una misura della distanza

che io con le parole

non supero.

 

Senza parole imparo ad ascoltare.

L’ascolto è un dialogo con il silenzio.

 

Le poesie sono gradi del silenzio.

 

*

 

La ferita

 

La nascondiamo sotto correttezza,

maledizioni, devozione, lavoro,

bontà e beni,

gesti e parole,

la mostriamo nell’amore,

la teniamo aperta

per giorni migliori,

la caverna

che ci contiene.

 

*

 

Confine linguistico

 

Ciò che tacciamo

di cui non scriviamo

tenuto da parte

è preservato.

 

Fuoriparola

l’altro paesaggio,

senza parole cadi in segreto

preda del gorgo della

più profonda estasi.

 

*

 

Cambiare pelle

 

Per Ernst

Buccia dopo buccia

e pelle dopo pelle.

 

Quanto abbiamo sofferto in tutta la vita

per il nostro più nascosto

seme.

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