di Alessandro Catalano e Alessandro Metlica

 

[Il 18 maggio esce a stampa per le edizioni Miraggi il volume Kundera without Kundera, a cura di Alessandro Catalano e Alessandro Metlica. Si tratta del primo studio monografico che, a tre anni dalla scomparsa del romanziere ceco (2023), prova a tirare le somme sul suo ruolo decisivo nella letteratura di secondo Novecento, anche grazie a un ricco apparato di oltre cinquecento immagini in gran parte inedite (fotografie, appunti di lavoro, schizzi e caricature autografe). Le pagine che seguono sono tratte dalla breve Premessa firmata dai due curatori.]

 

 

Questo volume vuole ripensare l’opera di Milan Kundera a pochi anni dalla sua scomparsa, quindi in assenza non soltanto dello scrittore, ma anche di uno dei teorici che, a partire dall’Arte del romanzo, ha avuto una così evidente influenza sugli studi letterari nella parte finale del XX secolo. Nonostante la grande eco suscitata tra i lettori, soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, l’opera di Kundera, che copre il lunghissimo arco temporale compreso tra il 1953 e il 2013, non ha goduto di un’attenzione critica indipendente dalla teorizzazione dell’autore stesso. Dopo la sua emigrazione a Rennes, nel 1975, Kundera ha progressivamente elaborato una strategia comunicativa di ampio respiro, necessaria dal punto di vista di un autore desideroso di scrollarsi di dosso dell’etichetta di scrittore dissidente. Tale strategia, già chiaramente delineata nelle prime interviste e ulteriormente accentuatasi nel corso degli anni Ottanta, in particolare dopo il travolgente successo del romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, includeva, tra l’altro, il deliberato ritiro dell’autore dallo spazio pubblico a favore dell’opera stessa. Qualunque lavoro su Kundera deve quindi fare i conti con questa poetica dello “scrittore invisibile”, ribadita in molte occasioni:

“L’opera, infatti, non è tutto ciò che un romanziere ha scritto: lettere, taccuini, diari, articoli. L’opera e l’esito di un lungo lavoro su un progetto estetico. Mi spingerò oltre: l’opera e ciò che l’autore approverà nel momento del bilancio. La vita, infatti, e breve, la lettura lunga e la letteratura si sta suicidando con il suo insensato proliferare. Ogni romanziere, cominciando da sé stesso, dovrebbe eliminare tutto ciò che è secondario, raccomandare per sé e per gli altri la morale dell’essenziale (Milan Kundera, Il sipario, Milano 2005, p. 108).

L’opera di Kundera e stata definitivamente codificata dall’autore nel 2011 nella prestigiosa edizione della «Bibliotheque de la Pléiade», in due volumi intitolati OEuvre. Edition definitive, corredati da un testo “normativo”, la «Biographie de l’oeuvre» firmata da François Ricard, che si pone esplicitamente in antitesi a qualunque apparato di natura documentaria e propriamente biografica. Si tratta infatti di un’edizione che, salvo pochissime eccezioni, non prende in considerazione la parte giovanile della produzione dell’autore, sorvola sulle varianti testuali e ignora affatto la corrispondenza.

Come sa chiunque si occupi più da vicino dell’opera di Kundera, la stessa nozione di “testo definitivo” risulta però nel suo caso fortemente problematica, poiché tra le versioni in lingue diverse sussistono spesso differenze significative. E ciò vale perfino per la cosiddetta edizione definitiva della «Pléiade», immediatamente messa in discussione dalla pubblicazione della Festa dell’insignificanza (nel 2016 è infatti seguita una nuova “edizione definitiva”). Di conseguenza, il lavoro tradizionale della critica letteraria diventa particolarmente arduo, e non e certo agevolato dal fatto che molti dei materiali preparatori di Kundera sembrano essere stati distrutti.

Sebbene la strategia dell’autore sia stata, quantomeno al di fuori dei confini della Cecoslovacchia, straordinariamente efficace e gli abbia permesso di liberarsi della scomoda etichetta di autore impegnato, e inevitabile constatare che, dopo la sua morte, questa lettura inizia ad apparire limitante, o quantomeno parziale. Con la fine di tutte le pratiche di autocensura e di controllo, è sempre più evidente, viceversa, la necessita di imboccare altre vie interpretative. Il trasferimento della biblioteca privata di Kundera a Brno e la disponibilità dei volumi conservati nella casa in Normandia introducono un momento nuovo e decisivo, le cui conseguenze pratiche non tarderanno a manifestarsi. Già oggi, del resto, e possibile osservare un notevole incremento di testi a sfondo biografico: redatti in larga misura da giornalisti, hanno un taglio scandalistico o sono fondati su interviste a Věra Kunderová. Questi contributi si concentrano su dettagli anche marginali della vita dello scrittore, ma hanno raggiunto una notevole diffusione, come prova la loro traduzione in altre lingue.

D’altro canto Kundera stesso, nei suoi saggi, ha di frequente fatto ricorso a materiali di vario tipo, tra cui le corrispondenze, per interpretare l’opera di Franz Kafka o Leoš Janáček; anche la consultazione dei volumi della sua biblioteca mostra una lettura attenta dei materiali biografici. Senza voler scendere nella bieca trasposizione in campo letterario del fatto privato, questo volume si propone di sottoporre l’opera di Kundera a un esame che oltrepassi i limiti dell’autofilologia dell’autore e offra una lettura indipendente della sua opera, emancipandosi dalla sistematizzazione da lui sviluppata in Francia negli anni Ottanta del secolo scorso.

Kundera without Kundera, prima di essere un libro, e stato un progetto del Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari (DiSLL) dell’Università di Padova, articolato in una serie di iniziative organizzate nel giugno 2025: una mostra, basata su pannelli illustrativi, teche e monitor con materiali multimediali poco conosciuti; una rassegna cinematografica con la proiezione di quattro film tratti da opere dell’autore (Lo scherzo, Nessuno riderà, Io, Dio malinconico e L’insostenibile leggerezza dell’essere); la messa in scena, a cura della compagnia Matricola Zero, dello spettacolo teatrale Jacques e il suo padrone; e naturalmente il convegno di cui vengono qui pubblicati gli esiti. Uno spazio importante e stato dedicato alle ricerche di giovani colleghi, dottorandi e studenti magistrali, che testimoniano un rinnovato interesse nei confronti di un autore che merita un ripensamento critico moderno, che lo collochi con più attenzione e rigore all’interno della letteratura mondiale della seconda metà del Novecento.

Un volume con un così ricco apparato iconografico non sarebbe stato possibile senza la collaborazione della Biblioteca Milan Kundera (Knihovna Milana Kundery), che custodisce a Brno, all’interno della Biblioteca regionale della Moravia, i libri appartenuti allo scrittore e conservati, sino alla sua morte, nel suo appartamento di Parigi. Attualmente il fondo e in corso di catalogazione e non e perciò consultabile; e solo grazie alla generosità del direttore Tomáš Kubíček e alla disponibilità di Jindra Pavelková che è stato possibile utilizzare alcuni dei volumi annotati da Kundera e molti dei materiali pubblicati nelle pagine successive. I risultati che presentiamo permettono di intuire il valore documentario di queste fonti, specie per un autore che ha consapevolmente distrutto buona parte della sua corrispondenza. Allo stesso modo e stata fondamentale la consultazione dei volumi conservati nell’Espace Milan Kundera della mediateca Jean de la Fontaine di Le Touquet-Paris-Plage, luogo in cui si trovava la seconda casa dello scrittore. Anche in questo caso il fondo e in attesa di catalogazione, ma grazie alla gentilezza della direttrice Isabelle Gosselin abbiamo avuto accesso a tutti i volumi li conservati. La corrispondenza di Philip Roth, gentilmente messaci a disposizione da Michelle Woods in un momento in cui era impossibile ordinare delle riproduzioni, dimostra inoltre quanto sia urgente recuperare il resto delle lettere di Kundera inviate a scrittori, traduttori e amici, uniche fonti utili a chiarire gli aspetti opachi nel percorso di un autore che ha attraversato la drammatica storia del secondo Novecento.

Kundera without Kundera rappresenta dunque un primo passo per uno studio inedito, più avvertito sul piano metodologico e finalmente fondato sulle fonti. Il recupero della documentazione superstite, però, non è avvenuto in opposizione alla personalità dell’autore. Lo dimostra la rinuncia alla ricostruzione della vita privata, se non essenziale alla collocazione dell’opera. E ne fa fede anche il linguaggio di questo libro, che evita volutamente i tecnicismi e gli specialismi fini a sé stessi. Abbiamo tentato così di rispettare, a modo nostro, una delle cose cui Kundera teneva maggiormente: l’idea, cioè, che un romanzo (e in fondo pure un libro di saggi) si debba sempre leggere con il piacere che è proprio della letteratura.

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