di Francesco Targhetta
[Pubblichiamo sette poesie inedite di Francesco Targhetta, tratte da un libro inedito che si intitola, provvisoriamente, La colpa al capitalismo. Sono state scritte molto prima della pandemia, ma in qualche modo hanno a che fare con ciò che stiamo vivendo in queste settimane].
La colpa al capitalismo
Data la colpa al capitalismo
sogna da sola una fuga in Transnistria
ma poi si accontenta
di essere triste
e di amare follemente le cose
tristi, certe strade, trattorie, pavimenti,
paesi piovosi di media montagna,
le giornate in cui nessuno la pensa,
il bitter, Faenza, il lago di Como
è forse penitenza autoinflitta
o il suo modo di dire il dissenso?
Data la colpa al capitalismo
a rimanere è un vuoto immenso –
innocente non resta
che ciò che non è uomo.
*
Vetrocemento
I suoi occhi arrossati che si perdono
tra i neon degli edifici pubblici
lo dicono
quanta poca vergogna porti
per tutto il dolore che sente
se niente di ciò che lo origina
è stato deciso da lei
eppure confessare senza filtri
non nascondere se stessa agli altri
non muta il suo isolamento.
È troppo spessa la sua trasparenza
perché si possa vederci dentro:
come un cuore murato
nel vetrocemento.
*
Ipotesi di Grazia
Esce soltanto nel vasto giardino
per le lezioni con una dog trainer
ed è chiaro che le costa fatica
anche il breve scatto di corsa
per farsi seguire dal cane
tra i cespugli di gelsomino.
Guarire chissà se potrà guarire
quando è incerto persino che un male
ci sia, se la vita come tachicardia
era già nel pacchetto iniziale.
Restano queste ipotesi di grazia
nel disagio di Sneakers seminuove
così da avere le prove
in giorni non troppo lontani
di aver preso parte, almeno a intervalli,
al gioco degli esseri umani.
*
Individualismo occidentale subito
Iscriversi a applicazioni di dating
non rientra nei piani di Alessia
che viveva già a scuola schiacciata
dall’insolente bellezza di tutti.
Si costruiscono tra brutti amicizie
meste, e allora meglio è leggere libri,
godersi soltanto non visti
l’ozio del sole sulla pelle nuda.
Esistono le cuffie, per il resto,
e il cupo conforto di ciò che sarà.
Il ritorno del lupo.
………………………..I cinghiali in città.
*
Swimming Carla
Sentire ancora le stagioni addosso
come una febbre che scuote le spalle
affacciandosi alle verande
o sul celeste di piastrelle in pendenza.
Alle creme antirughe ha preferito
la costanza della solitudine
ed è questo a far sorridere Carla
tra le panche degli spogliatoi.
L’esperienza delle cose del mondo
lei
sta cercando di dimenticarla.
*
Valeria vive invisibile
Vacanza vuol dire avere a che fare
col minor numero di esseri umani
ed è per questo che chiudersi in casa
ne è la forma, in fondo, più sublime.
Così cominciò Valeria
a rompere con il mondo:
voleva solo disfarsi del tossico,
ritrovare la pelle
sotto strati di sporco –
pranzi di tofu, offline tutto il tempo,
l’affetto per le cose nella trama lenta
che disegna di sole i plaid e le pareti,
senza alcuna rivendicazione
se non quella della sottrazione.
Ora sta fin troppo bene, ma sembra
a tutti un problema
se Valeria vive invisibile
mentre assiste al collasso del sistema.
*
Lexotan Livia
Occhiali Miami Vice e t-shirt
puntellata di palme, Livia
da un campo guarda sfrecciare
le macchine silenziose
sul viadotto autostradale.
Anche luglio, dunque,
un appuntamento mancato,
conoscenze come tra persone
precipiti da grattacieli.
Si rifugia allora nel sogno di sottrarsi:
una scura casera tra i boschi,
un bungalow subtropicale
su note cantabili di Father John Misty.
Ma è più se stessa se si toglie di torno
o se riesce a far politica del suo male?
Dirsi resisti intanto
ogni singolo giorno
in attesa del gran finale.
[Immagine: Jeff Wall, The Prologue (1999-2000), after Invisible Man written by Ralph Ellison (mge)]
Le frequenti allitterazioni e la costanza di dentali e gruppi consonantici come nodi brutali di senso rimandano all’unico sottrarsi delle donne a ogni fuori, paesaggio interno di opaco raddoppiamento.