di Francesca Matteoni

 

[Nel nuovo libro di Francesca Matteoni, La strega parla, da poco uscito per edizioni volatili con le partiture visive di Giuditta Chiaraluce, la fiaba torna come materia viva e pungente: l’ortica trova il corpo insieme alla parola, brucia, cuce, disfa e riannoda ciò che resta dei legami. Proponiamo un estratto dalla prima sezione].

 

da urtica dioica (prima fiaba)

 

È l’ortica a trovarti,
col suo piccolo fiato
di sangue. Ti ritrai se vai scalza
per la scorciatoia. Apre sulla tua pelle
una corolla. Bruci. Poi cogli e taci.

 

 

Dentro una culla di rete
ti portano in volo undici cigni.
Dilli –
sopra una lacrima-polla
o in una tazza di pioggia, tu cuci
undici vesti o fratelli, undici
tracce di spilli.

 

 

Poesia. Rima. Contro-fattura.
Era una casa ora è una radura, erano
cose disperse di un intero
si arrampicavano sugli scaffali
di tua nonna. L’umano così si scompone
depone la sua famiglia in parole
che usavano volti animali.
Ora –
nemmeno le ali.
Ora nemmeno lucente di piuma sottile
sopra il cuscino, la medaglietta santa,
il mattino. Ora
non cerchi la cura.

 

 

Nonna, ti leggo di nuovo il racconto
con cui domani salvo il mondo
dei miei cari – ma i cari si erano storti
erano sorti nei lutti, lievi sbocciando
in un cassetto
un letto d’asfalto
il rivo di un fosso
un paio di scarpe nell’ospedale.

 

 

Macera lo stelo in un bacile
ricava incessante la fibra
materia sottratta all’essenza
lascia che apprenda la non esistenza.
Sia filo stavolta che disunisce
gesto che sfiorisce una vita
nella sua conseguenza.

 

 

Una trama di anziane
che ti sfaldano a una pezza d’oblio –

voi non tornate, voi nemmeno vi alzate
con becchi sgualciti ma pronti a ingoiare
un mistero a venire.
Non vi lenisco, vi incanto
a trapassare.

 

 

Da questo filo riavvolgi i corpi
particelle di un tempo che non vede
limpidi annunci, disfasie.
Interrali dove non nutre.

 

 

Fa sempre ombra e fumo nella radura.
Fallisce senza processo il corso di ogni storia.

 

 

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