di Alessandro Ghignoli

 

[E’ uscito da poco per Peter Lang Linguaggi d’avanguardia in Spagna e Italia: Modernità e dissenso, di Alessandro Ghignoli. Proponiamo l’introduzione].

 

Introduzione

 

Il nostro studio si propone di verificare come determinati linguaggi d’avanguardia, principalmente dalla secondà metà del Novecento ad oggi, hanno al loro interno motivazioni di lotta e di dissenso che cercheremo di evidenziare in un percorso di azioni teatrali, performative, di scritture della poesia – verbovisive e verbosonore – in uno sguardo tra due paesi con innumerevoli contatti letterari come la Spagna e l’Italia. I due spazi letterari presi in oggetto hanno, nelle loro rispettive diversità, un interesse verso scritture e modalità espressive in contrasto con le poetiche più vicine alla tradizione.

 

Analizzeremo nei limiti che ci siamo imposti in che modo il dissenso è avvenuto in contesti e con discorsi letterari-sociali differenti ma al contempo con intenzioni, volute o no, similari. L’obiettivo è quello di constatare il modo in cui certe tipologie testuali si sono dovute sempre muovere tra gli ingranaggi di un capitalismo divoratore di ogni rivoluzione letteraria o sociale a favore – intesa in termini marcusiani – di una inglobalizzazione e poi massificazione di ogni scontro possibile. Un linguaggio, quindi, come atto di un pensiero contro e al contempo d’inclusione dove la propria potenza sovversiva rimarrà intatta, sebbene nella sua scenografia collettiva la differente messa in scena avvolta tra merce e consumo ne abbiano fatto, in alcuni casi, un semplice e ulteriore prodotto digeribile dagli ingranaggi dei poteri di turno.

 

Oggi come ieri, e sicuramente come domani, il controllo della lingua è un fatto normativo attuato da chi ha la forza e la presunzione di una sorveglianza dei pensieri e delle parole, scriveva Max Frisch (2012: 33): «La lingua del potere ha la tendenza a scoraggiarci per assicurarsi la nostra disponibilità. Ci castra, politicamente, giorno dopo giorno.» Nel campo letterario forse proprio l’avanguardia ha, e ha avuto il coraggio di usare il linguaggio e la lingua del poetico per una nuova ricerca identitaria non solo dello scrittore all’interno della società[1] – con un’identità oramai perduta tra le vie metropolitane della modernità – ma anche dello spettatore-lettore a cui si dona la possibilità di ricrearsi nel nuovo spettacolo del moderno, e della sua scenografia in una data città, spazio territoriale così importante nel contemporaneo. Luogo urbano che sarà sempre sullo sfondo di ogni attuazione estetica: poesia, scritture e performatività e quant’altro il moderno ha cercato di creare come difesa all’omologazione del pensiero unico e della lingua unica presente anche in quelle compagini che dovrebbero creare dissenso e che invece in molti casi rafforzano il potere dominante. Così proprio l’avanguardia ha cercato, in una (im)possibile ricostruzione – futurista e futuribile – dell’universo, di riaffermare la centralità dell’individuo e del suo faire letterario e linguistico.

 

In una prospettiva di linguaggi letterari che cercheremo di decodificare, ci pare importante valutarli attraverso uno sguardo di tipo comparatistico;[2] ci ricordava già alla metà degli anni Settanta nel suo Presenza della letteratura spagnola in Italia, l’ispanista Franco Meregalli (1974: 3): «Il presente tentativo di sintesi storica della presenza della letteratura spagnola in quella italiana non è il primo in senso assoluto: ha un precedente, ed uno solo: un quarto di secolo fa Alda Croce pubblicò […] un breve scritto intitolato Relazioni della letteratura italiana con la letteratura spagnola». Studio, quello della Croce, sicuramente approssimativo ma che diede la spinta alle relazioni tra due scritture, due lingue, due letterature, con lo scopo di mettere in evidenza due modelli di pensiero che troppe volte con una certa leggerezza si considerano eccessivamente affini.[3] Due genealogie che tenteremo di analizzare senza nessuna volontà di superiorità o di rivendicazione di una scrittura su un’altra, come ci ricorda Antonio Prete (2006: 50): «Quanto al dominio di una sola lingua sulle altre lingue, esso non può essere che mercantile, o turistico. Estraneo, dunque, alla poesia.».[4] Ci preme altresì entrare in un periodo, o meglio in dei periodi in cui la lingua – verbovisiva, orale, d’azione – con i suoi linguaggi ha fatto segno di presenza nella costruzione di pensieri e di intenzioni, oggi come allora sempre rivendicabili e sempre da riscoprire in una creazione del poetico in quanto contro e in dissenso a quelle forme che impongono una percezione della realtà attraverso il filtro della merce e del consumo, della maniera di considerare tutto come un processo di scambio commerciale, dal cibo alla salute, dai vestiti alla natura, dalle idee alle presunte ideologie.

 

Se è vero come ci ricorda Ezio Raimondi (1998/2000: 227) che «la parola della letteratura è la parola dell’esperienza comune e parla sempre in nome del quotidiano» in una creazione identitaria di sé e dell’altro, in una specifica tipologia di scrittura l’andare contro significa modellare il proprio pensiero poetante in un confronto con il mondo intorno, con il collettivo umano, con quel giorno dopo giorno che vuole essere messo in crisi da un ripensamento di una letteratura che ha perduto la credenza e la fiducia verso la parola in tutte le sue sfumature e accezioni. Ecco quindi che vogliamo evidenziare una ricerca di quei modelli e di quegli autori che faranno dei loro particolari materiali letterari le basi per un ripensamento di una scrittura come riconoscimento dell’altro per un esserci in una prospettiva di condivisione, letteraria e sociale, alla ricerca di una non omologazione ai dettami dell’industria.

 

La stesura di questo libro vuole prendere in considerazione e approfondire specifiche tipologie di linguaggi d’avanguardia in un confronto tra due paesi come la Spagna e l’Italia,[5] qui il superamento del confine geografico e letterario è antitetico a quello propugnato dalla globalizzazione per un mercato chiamato libero e finanziato da plutocrazie sempre più voraci. Sentiamo, invece, la necessità di cercare di unire momenti storici, movimenti, indizi e confluenze che possano provare a ricreare un nuovo interesse da parte del lettore e del pubblico verso metodologie di scritture e di pensieri che si danno ormai per spacciate e paradossalmente passatiste. Linguaggi che indubbiamente superano il mero fatto linguistico per ampliarsi a espressività anche di carattere sociale, ideologico e culturale.

 

Dopo un primo avvicinamento riflessivo sull’attualità con un approccio che cerca di focalizzare le connessioni tra letteratura, linguaggio e dissenso, e le relazioni presenti dal Novecento in poi fra il mondo letterario spagnolo e quello italiano, proietteremo il nostro sforzo sulle corrispondenze discorsive createsi in quella sorta di incontro-scontro di una scrittura vissuta al pari di uno spazio letterario e collettivo con il tentativo di alimentare poetiche non sottomesse alle normative di una cieca obbedienza ad un vocabolario unico e inopinabile. In fin dei conti, la letteratura è una continua sovversione delle norme per determinare e aumentare una libertà di pensiero sempre poco à la page.

 

È assai evidente in entrambe le zone linguistico-letterarie che abbiamo deciso di studiare, come i linguaggi proposti in azioni, immagini e suoni saranno oggetto di una rivendicazione antropologica dell’individuo nell’insieme sociale e in una transmutazione della prassi della scrittura lungo il secolo passato e in questo nostro odierno. Oltremodo constateremo in che misura una lingua e una letteratura sono capaci di circoscrivere i limiti dell’azione umana per poi poterle analizzare e riconsiderare in una prospettiva che vuole tornare a sottolineare non tanto l’importanza, ma la necessità di una loro presenza nel mondo. Nel gesto letterario d’avanguardia la relazione della parola con l’idea di scrittura original e originel, tende a riscoprire quella libertà eretica, in senso etimologico di hairesis come scelta, che uno scritto deve possedere per definirsi tale, e ulteriormente per allontanarsi da quel suo contrario che è il dogma leggibile come norma, nel nostro caso di quella produzione letteraria dell’industria culturale così cara ai poteri persuasivi per una omologazione dei pensieri. Non si discosta da tutto ciò quella tipologia di poesia che in senso generale possiamo definire sonora che, come nel caso di una transduzione poetica,[6] riconfermano la necessità di una libertà connaturata nell’atto di una stesura tanto orale come grafica, e in una continua riscrittura[7] come legame infinito di una parola mai intesa come una foto fissa, ma in continuo movimento e trasformazione nell’insieme letterario e nella sua più intima individuale filologia.

 

Vogliamo circoscrivere quindi l’idea di utilità letteraria verso considerazioni non unicamente postfordiste o neocapitaliste finanziarie, bensì verso quel beneficio del piacere e del godimento umano come prima forma di un dissentire contro quella realtà fedeistica ad un modello omologante sempre più rafforzato in una marcusiana unidimensionalità. Una pratica dissenziente vuole essere e vuole riscoprire le capacità umane, nel nostro caso attraverso procedimenti d’avanguardia di un dire pronto a parlare sia al singolo come alla tribù per un sentire differente, più vicino e soprattutto più lontano da quei «Mercati – multe – multinazionali – mafia – mutui (non mutuo amore) – miseria – monete (e disonore)» (Bettarini 2008: 744).

 

Lasciamo al lettore, se avrà la compiacenza di leggere queste pagine, la propria ricerca sui dati esposti per verificarne gli assunti e di stabilire così i propri parametri interpretativi. Certi che le scritture d’avanguardia con i loro specifici linguaggi sono il doppio dialogo tra due singolarità: lo scrittore con il suo il lettore, e il collettivo in una continua ricerca di una propria singola identità. Nel nostro illuso quotidiano e dilatata epoca postmoderna che si autodefinisce di gruppo in una continua rimozione della verità, non possiamo fare altro che accettare questa dinamica antagonica e discordante in una creazione di una eterodossia letteraria vista come volontà simbolica di un sentire diversamente in un gesto e una realizzazione propositiva. Benché, a onor del merito, non poche volte un linguaggio del dissenso nella formazione di una scrittura dissonante e critica sia intriso di difficoltà e di contraddizioni interne. Proprio questa affascinante giustapposizione è un motore che ci spinge a indagare le complessità implicite di questa dissenziente tendenza avanguardista per avvicinarci con una più attenta riflessione ai contenuti in essa esistenti.

 

Note

[1] Ci ricorda Angelo Guglielmi (1976: 331-332) come la scrittura per i «nuovi sperimentali […] È un intervento di pazienza, volto alla ricerca di nuove strutture espressive, alla scoperta di nuovi impasti sitilistici, in cui rifluiscono i “materiali” più imprevisti, e aperti alle contaminazioni lessicali più ardite. […] il diagramma dei repéchages culturali […] passa attraverso Dante, Omero, Rabelais, gli antichi testi cinesi, le maschere negre, ecc. […] recuperi di materiali da utilizzare in nuove esperienze espressive.»

[2] Gli studi in senso comparatistico fra Spagna e Italia, provenienti da entrambi i paesi, sono decisamente cospicui. Ricordiamo almeno, in senso costitutivo, il saggio del 1917 di Benedetto Croce, La Spagna nella vita italiana. Durante la Rinascenza «nella quale alcuni preconcetti antispagnoli vigenti in quell’epoca vengono sfaccettati e sottratti alla generalizzazione mediante un sapiente dosaggio dell’informazione e dell’interpretazione storica.» (Ruffinatto 1997: 125)

[3] Le relazioni letterarie e culturali tra Spagna e Italia molto hanno dato sia diacronicamene che in maniera più coeva a noi; ci ricorda Assunta Camps (2012b: 33) che «entre el final de la Guerra Civil y de la II Guerra Mundial, la historia cultural del franquismo es rica y diversa, siendo la presencia de la cultura italiana es este periodo notable, o incluso abundante en algunas de sus etapas.»

[4] L’articolo “La poesia tra la lingua della madre e l’altra lingua”, verrà pubblicato per la prima volta ne il gallo silvestre (2001).

[5] Ci sembra naturale l’idea di proseguimento con il nostro precedente libro Un diálogo transpoético. Confluencias entre poesía española e italiana (1939-1989) (2009), come lettura delle letterature e dei linguaggi della modernità applicati ai vari modelli di scrittura in Spagna e Italia.

[6] Si veda ad esempio la presenza di Dante nella poesia spagnola (Ghignoli 2023a, 2023b, 2023d).

[7] Come suggerisce Angela Albanese (2020: 11): «la riscrittura non è mai né un processo né un prodotto neutro, ma una forma di radicale trasmutazione dei testi letterari» e vanno intese le «riscritture e transcodificazioni […] come eventi segnati da distinte finalità, strategie, intenzionalità poetiche, etiche, ideologiche, politiche, come fenomeni rifrattivi capaci di aprire l’opera o le opere di partenza ogni volta a nuovi circuiti di significazione».

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