di Andrea Moser

 

[E’ uscito da poco per Manni Luce muta, il nuovo libro di poesia di Andrea Moser. Ne pubblichiamo alcuni testi].

 

Un grotto, un ruscello e uno scoiattolo

 

Molto bene,

 

sarebbe dunque questo il benessere

dell’anziano: la libertà

racchiusa da una portaedera,

ameno muro invalicabile

che conduce al limbo dei vivi,

accolti il primo giorno da un grotto ticinese,

un tavolo in sasso, una pergola

ricoperta da foglie sempreverdi,

sanissimi grappoli di uva,

tanto belli da volerli staccare,

se per delirio d’ipotesi

non fosse tutto un grottesco

simulacro di plastica,

surrogato medicale per anime

perse, soprattutto cura

per la nostra sospesa pietà.

 

E che bello quel chiostro luminoso,

decorato di salvia e rosmarino,

piante vere questa volta,

come le panchine tutte in tondo,

e il ruscello che scende dal bosco

a formare uno stagno.

Non lo diremo agli altri

che nascosta tra i sassi c’è una pompa

a far girare la meraviglia.

Vieni, facciamo due passi nell’ombra,

non temere non possiamo smarrirci

 

                                                                in quest’ippodromo o serraglio.

Hai visto la coda dello scoiattolo?

 

*

Una nuova famiglia

 

Nemmeno cinque anni,

e di nuovo dovrei inscatolare

quadri, fotografie, una lanterna rossa,

la storia di una vita,

anche la mia in fondo.

Stanno ancora lì (e mi guardano)

i pupazzi con cui parlavi,

i tuoi piccoli bambini accuditi

nelle notti di luce,

mentre i cattivi uscivano dai muri.

 

Li porterò nella tua nuova casa,

ora hai un’altra famiglia,

un’isola senza nome

di nessuna carta geografica,

misteriose coordinate

di sconfinate distese d’acqua

da cui emergono antichi faraglioni,

nuda roccia strappata

alla madre terra, nei millenni.

 

Sulla spiaggia, davanti al mare,

uomini e donne battono

i denti, ossessivamente,

le gambe insanguinate,

nudi di tutto aspettano.

 

(Un coro di voci esclama

vai via, vai via, qui non ci devi venire).

 

*

 

Tombola

 

Mentre lentissimi scorrono i numeri,

controllando quattro cartelle,

le guardo negli occhi,

alla ricerca di un perturbamento,

o di un segreto che c’è e non c’è,

e se esiste è nascosto nei sogni

di una memoria mummificata.

Sembra esserci una tacita amicizia,

un comune cammino,

l’accenno di qualcosa

purché non sia la solitudine.

Forse è per questo che qui

la vita è accettabile,

o perfino più lieta che a casa.

 

Dal fondo della sala esce il tre.

 

                                        Tombola, Margherita! Evviva.

 

Nel giardino del re

                                       

                                                                           

                                                                           Signor Moser, Lei mi disturba!

                                                                                        Thomas Bernhard

 

                                                                          

 

 

Il tempo fa quello che vuole.

 

Quello che c’è non c’è

nemmeno nel giardino del re.

 

Quello che c’è non c’è

nemmeno nel giardino del re.

 

Quello che c’è non c’è

nemmeno nel giardino del re.

 

Non sappiamo nemmeno il perché.

Quello che c’è non c’è

nemmeno nel giardino del re.

[…]

  

 *

 

Afasia

 

 

I discorsi sono spesso lunghissimi,

conducono con convinzione

verso qualcosa,

brandelli di suoni oltre il nulla,

o un sentiero che porta a Broca,

dove il pensiero si perde,

incenerito nella cupa boscaglia.

Per anni il fuoco ardeva

le radici delle piante,

qua e là piccoli incendi,

stormi d’uccelli in fuga,

le volpi annusavano il terreno,

le fiamme non facevano male.

Intanto alcuni rami seccavano

nel silenzio dei giorni,

sui sassi il muschio s’anneriva,

i ruscelli scomparsi senza rumore,

mentre la luna saliva

il crinale della notte,

senza un fremito o incertezza,

una luce silenziosa,

troppo tenue per vedere

lo specchio frantumarsi,

cocci di parole e di sé

caduti per sempre,

senza dolore,

o protesta,

o addio.

 

 

Ultima tappa

 

 

Dopo la nebbia si farà più fitta,

una magrezza scavata,

molte altre cose di cui taceremo.

Rimarrà uno strano sorriso,

nessuna sillaba,

un bozzolo e un debole respiro.

 

[Immagine: Foto di Alex Hütte].

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