di Mariella Mehr
[Per Ibis-Finis Terrae è uscita L’ultimo miglio di tempo (Meine letzte Meile Zeit), raccolta di inediti di Mariella Mehr a cura di Anna Ruchat. Ne pubblichiamo in anteprima un estratto, accompagnato da una nota della curatrice]
[marzo 2003 – dicembre 2004]
Chiuso nel dolore
il mio ultimo miglio di tempo
non ha senso offrirgli una remissione
leggibile.
Qualcosa che somiglia al sangue ingioiella la mia mano
come se ancora ieri
avessi frugato nella carne col mio
tradimento alla luna sussurrante.
Il lutto si libera dalle catene
cerca il colore che io non porto.
Solo i piedi, traccia inconfondibile,
lasciano misure di sé nella neve.
Diventa di un rosso vizioso quando la calpesti,
impercorribile per altri.
Di senso inverso è ogni tua parola d’amore
ormai inutili il gesto, lo sguardo.
Eppure, eppure,
una fata,
nei giorni di secca della Foenna
con il suo fuso mi trasforma in assillo
come se ci fosse qualcuno che possiede
quello che ogni tanto di notte
mi riesce di essere.
Zugeschmerzt
meine letzte Meile Zeit,
sinnlos, ihr lesbare Vergebung
anzubieten.
Etwas wie Blut schmückt meine Hand,
als hätte ich gestern noch
in Fleisch gewühlt mit meinem
Verrat am wispernden Mond.
Die Trauer zwängt sich aus den Ketten,
forscht nach der Farbe, die ich nicht trage.
Nur die Füsse, eine untrügliche Spur,
hinterlassen sich angemessen im Schnee.
Er wird zum lasterhaften Rot beim Betreten,
unbegehbar für andere.
Abgesonnen ist jedes deiner Liebesworte,
unnütz geworden Geste und Blick.
Und doch, und doch
verspinnt mich bei
Niedrigwasser der Foenna
eine Fee zu Kummer,
als wäre da einer der hat,
was mir bisweilen nachts zu
sein gelingt.
–
Così avremmo potuto cominciare:
con un mondo senza recinzioni,
vasta vastità, nient’altro.
Guardando verso il cielo
il centro dell’occhio ci sarebbe stato più vicino,
il suo indirizzo avrebbe indicato a ciascuno il cammino,
forse, perché troppo spesso non abbiamo avuto
che la speranza.
Da tempo vago tra le paludi
pronta a tutto, pur di
rintracciare la luna caduta.
Da molte notti non so più
se e come sono arrivata da chissà dove,
non accade niente di inusuale,
solo il quotidiano,
e anche questo quasi sempre con ore di ritardo.
Dopo ogni battaglia notturna
cade un brandello di carne
ai piedi di qualcuno altrettanto malridotto.
Dopo ogni guerra
vengono imbiancate le montagne,
attraversati i deserti,
ordinate e ripopolate
le città
di bestiame
e chissà cosa gli potranno fare:
treni piombati, camere a gas,
napalm, arsenico
o il micidiale starsene impalati
nella neve.
Io non sono erede di nessuno,
e non mi spetta nemmeno un destino.
Solo questo eterno star svegli, o così
sembra quando la salute è buona,
mentre corpi su corpi
schiacciati da sogni pesanti
cadono nell’abisso.
Un duro lavoro!
So hätte man beginnen können:
Mit einer Welt ohne Zaun,
weiteste Weite, nichts sonst.
Himmelwärts schauend wäre uns
die Mitte des Auges näher gewesen,
ihre Anschrift hätte jedem den Weg gewiesen,
vielleicht, denn nur zu oft ist es bei der
Hoffnung geblieben.
Seit langem wandere ich durch Moräste,
zu allem bereit, dem
gefallenen Mond auf die Spur zu kommen.
Ich weiss seit Nächten nicht mehr,
ob und wie ich von irgendwoher kam,
es geschieht nichts Ungewöhnliches,
nur Alltag,
auch dieser meist Stunden zu spät.
Nach jedem nächtlichen Kampf
legt sich ein Fetzen Fleisch
zu Füssen eines ähnlich Zugerichteten.
Nach jedem Krieg
werden Berge neu geweisst,
Wüsten gestrichen,
Städte geordnet und
neu bevölkert
mit Vieh,
dem wer weiss was angetan werden kann:
Güterwagen und Gaskammern,
Napalm, Arsen
oder das tödliche Strammstehen
im Schnee.
Mich hinterliess keiner,
nicht einmal Schicksal steht mir zu.
Nur immer dieses Wachsein, es
zumindest scheint bei guter Gesundheit,
während Körper um Körper von
schweren Träumen bezwungen
in die Tiefe stürzt.
Ein hartes Stück Arbeit!
Uno troverà il tempo
di spingermi con il suo pianto nella palude.
Spogliata di ogni vita,
solo poesia.
Non piove,
non pioverà,
solo vita, da tempo,
sogni della palude, ancora
generosamente mi escludono.
Fare qualcosa comunque,
eppure solo cordoglio
fugge fuori da me
e va per la sua strada,
passano su scambi ferroviari
mai posati, viaggiano,
presumibilmente
nella direzione sbagliata.
E così la mia pazienza rumorosa
e variopinta trova pace
la trovano anche le pietre quando
desiderano sapersi invisibili.
Ma chi guida la nave della palude,
quel paio di tavole, verso il centro fangoso,
chissà quanto la mia morte
è già radicata nel fondo della palude
e nascosta sotto le tavole
deride tutte le rive?
*
Einer wird die Zeit finden,
mich ins Moor zu weinen.
Von allem Leben entledigt,
nur erdichtet.
Es regnet nicht,
es wird nicht regnen,
Alltag seit langem,
Träume vom Moor, noch
schliessen sie mich grosszügig aus.
Etwas tun immerhin,
doch nur ein Beileid
verjagt sich aus mir
und geht seiner Wege,
befährt Weichen,
die nie gestellt wurden, reist,
so ist anzunehmen,
in die falsche Richtung.
Nun ja, meine lärmend bunte
Geduld legt sich zur Ruhe,
auch Steine tun es, wenn
sie sich unsichtbar wissen möchten.
Doch, wer steuert das Moorschiff,
die paar Bretter, in den schlammigen Kern,
wer weiss, wie tief und fest mein Tod
schon im Moor steht
und unter den Brettern verborgen
alle Ufer verlacht?
–
Nella luce del chicco di riso
che germoglia voglio immergermi
prima che il mostro delle paludi distrugga
anche questa gioia
e il mio chicco di riso si guasti.
Divenuta ribelle
a viso scoperto
mi assolvo
dai molti bassifondi
in cui sono stata spinta e spinta…
anche se lassù dovesse ribollire l’inferno
e ogni cervello srotolato, di qui a lì o svanito.
Uno di noi dovrebbe firmare il libro degli ospiti,
già domani potrebbe essere troppo tardi
la terra esausta e inabitabile.
Im Licht des spriessenden
Reiskorns will ich baden
ehe der Grauschlick auch
dieses Glück zerstört
und mein Reiskorn verkommt.
Rebellisch geworden
ohne Umtuch,
spreche ich mich frei
von den vielen Untiefen,
in die man mich stiess und stiess…
selbst wenn dort oben die Hölle brodeln sollte
und jedes Gehirn entzwirnt von da zu dort oder hin.
Einer von uns sollte das Gästebuch unterschreiben,
schon morgen könnte es zu spät sein,
die Erde verbraucht und unbewohnbar.
Mariella Mehr, nata Zurigo il 27 dicembre 1947, è autrice di numerosi romanzi e raccolte poetiche. Ha vissuto in Toscana dal 1998 al 2013, quando è rientrata a Zurigo dove è morta il 5 settembre 2022. È stata vittima, da bambina e fino a tutti gli anni Settanta, del programma eugenetico Kinder der Landstrasse promosso dal governo svizzero per “estirpare il fenomeno zingaro”. La scrittura è stata per lei uno strumento di denuncia e di riscatto.
Ci sono persone che hanno vissuto molte vite, Mariella ne ha vissuta una sola: mille volte ricordata, trasformata, trasfigurata in sogni, incubi, letteratura. La parola ha salvato Mariella, la parola l’ha “incatenata alla sua ora”. Non c’era destino per lei al di là del filo teso tra la parola e il ricordo. “Liberami dalla fame di memoria”, ha scritto. “Spediscimi lontano senza messaggi”.