di Tiziana Plebani

 

[Questo dialogo inedito, andato in scena la scorsa primavera a Palazzo Ducale di Venezia, attinge a brani di Marco Polo tratti, con adattamento per l’occasione, dall’edizione Dei viaggi di messer Marco Polo, a cura di Giovanni Battista Ramusio, Venezia 1559; le parole di Donata sono di pura invenzione].

 

La scena di svolge all’inizio del 1300 nella dimora a San Paternian dei Badoer

 

D Donata Badoer

MP Marco Polo

 

D Messer Marco Polo, eccoci qua insieme. Ora che i nostri parenti sono nell’altra stanza col notaio a stilare il contratto di matrimonio e la fantesca si è qui addormentata, tra noi sarà bene approfittare di questo momento. Mentre voi con vostro padre e lo zio eravate lontani, erano giunte notizie da altri mercanti delle vostre imprese e delle ricchezze che stavate accumulando. Vostro nonno ha preso contatto con la mia famiglia per combinare questo matrimonio. Sia chiaro, avevo altri pretendenti, sono una Badoer! Una delle casate più antiche, a differenza di voi.

Eppure Vitale, mio padre, ha voluto scommettere su di voi, sul vostro ritorno e per questo non mi sono ancora sposata. Del resto, si sa, i mercanti vivono di azzardo. Mi hanno raccontato per blandirmi che eravate un bel giovine quando siete partito, ora avete la barba e siete un uomo fatto e finito.

Ma ditemi messer Marco, perché dovrei prendervi come mio sposo? Certo il matrimonio è già stabilito e, come ahimè si usa, non si chiede il parere ai figli, tantomeno alle figlie. Ebbene Marco, come sarà il nostro tempo insieme?

 

MP Madonna Donata, non ho dubbi che ci intenderemo. Viaggiare mi ha insegnato a stare nel mondo e a osservare come vivono gli uomini e le donne, a trarre delle lezioni di rispetto e umiltà. E se vi piacerà, ho in serbo per voi affascinanti racconti delle terre che ho attraversato e dei lunghi anni di servizio presso il principe dei Tartari, Kublai Kan. Non ci annoieremo insieme, bella Donata. Avete sentito parlare del libro che circola anche qui, le Mille e una notte? Quello che presto scriverò io non avrà nulla da invidiare.

 

D Messer Marco iniziate ora ad anticipare per me qualche briciola di questo tesoro di racconti, facendomi partecipe delle meraviglie che avete veduto, cosicché il mio sì a voi possa essere partecipe. Vi farò una confidenza: tutto mi incuriosisce ma a me che non sono mai uscita dalla mia bella Venezia preme soprattutto sapere come vivono in Oriente le donne, le giovinette e quelle più mature. Mi racconterete in seguito di deserti e colline, di palazzi, mercati e spezie preziose che so che avete portato, ora bramo di saper delle mie simili. Nelle terre che avete attraversato le avete viste serve o padrone? Libere di scegliere il loro destino o tenute in poco conto?

 

MP Madonna Donata ho visto di tutto: il mondo non è uguale, si vive in tante maniere diverse e non saprei dire se solo il nostro modo è quello giusto.

 

D Cominciate allora da una questione che mi sta a cuore, a me come a tutte le donne. Qui la fama di una giovine permette di fare un buon matrimonio, ma se circolano voci che abbia amoreggiato o rivolto sguardi anche solo dal balcone, la poveretta viene screditata ed esclusa dal mercato matrimoniale. Perché è proprio un mercato in cui ci mettono all’asta come le bestie.

 

MP Madonna Donata allora non crederete a quello che vi racconterò. Oltrepassata la Gran Turchia e la Persia noi arrivammo alla città di Camul, posta tra due deserti. Hanno un’usanza assai speciale, che qui sarebbe condannata con fermezza.

Gli uomini di questa provincia non attendono ad altro che a suonare strumenti, a cantare, ballare e darsi piacere e diletto. E se qualche forestiero va ad alloggiar alle loro case molto si rallegrano, e comandano alle loro mogli, figliole, sorelle e altre parenti che debbano adempiere alla volontà dello straniero e così le lasciano sole, si ritirano in altre case e da lí mandano tutte le cose necessarie al loro ospite finché egli vi sta. E lui giace con la moglie, o la figlia o altra donna di casa, pigliandosi ogni piacere.

Questi popoli reputano essere questa cosa di grand’onore e che sia molto grata ai loro idoli, che in tal modo li moltiplicano di tutti li loro beni, figlioli e ricchezze e li preservano da tutti i pericoli, e che ciò sia auspicio di grandissima felicità. E le donne ne sono parimenti felici.

Quando il gran Kan di prima, Mangù, intese queste consuetudini cosí vergognose comandò agli uomini di Camul che dovessero abbandonare questa abitudine. Costoro, dolenti e mesti, per tre anni osservarono i comandamenti del re; ma vedendo che le terre loro non rendevano i soliti frutti, e che nelle case succedevano molte avversità, e le loro case andavano in rovina inviarono ambasciatori al gran Kan, pregandolo di poter riprendere l’usanza dei loro antichi padri e avi e il gran Kan rispose: “Poiché tanto desiderate il vituperio e ignominia vostra, vi sia concesso. E gli ambasciatori tornarono a casa con questa risposta e fu grandissima allegrezza di tutto il popolo, e cosí sino al presente osservano questa consuetudine.

 

D Messer Marco, non potrebbe esser più diverso il costume nostro e la reputazione delle donne, che qui si oscura assai facilmente. I padri prima e i nostri mariti sono spesso più guardiani e carcerieri che parenti affettuosi. E sapete bene che gli uomini possono tradire le mogli senza incorrere in pene, invece le donne per questo possono anche essere uccise dai parenti. E sovente vengono accusate ingiustamente per portar via le ricchezze che hanno per dote.

Ma narratemi ancora di usanze così dissimili che fan riflettere, perché qui ciò che ci viene insegnato pare una verità assoluta e universale.

 

MP Dopo mesi di viaggio arrivammo alla città di Campciu nel regno di Tangut dove ci fermammo per un anno per affari. Le genti che vi abitano solo in parte osservano la legge di Macometto, la maggior parte adora degli idoli, hanno molti monasteri e abbazie con molte statue assai grandi. I religiosi degli idolatri vivono piú onestamente degli altri abitanti, perché s’astengono da cose disoneste e dalla lussuria; quantunque reputino la lussuria non essere gran peccato, perché questa è la loro coscienza. Così se è la donna a fare l’offerta d’amore, si può giacere con lei senza peccato mentre se è l’uomo a farlo lo reputano un gran peccato.

 

D Ah messer Marco, se voi non l’aveste visto non ci crederei proprio. Pare somigliare a quei racconti del mondo alla rovescia con cui ci divertiamo ad ascoltare la sera davanti al fuoco, insieme alle storie del paladino Orlando e re Artù.

E ora non mi dirà che esistono paesi in cui sono le donne a indossare le braghe e a comandare agli uomini?

 

MP Madonna Donata donne che portano le braghe ne ho incontrate. Dopo aver lasciato la ricca Samarcanda incontrammo la provincia di Balascian dove le genti osservano la legge di Macometto. Terre fatte di monti e di sentieri arditi tanto che hanno cavalli di razza pregiata adatti alle discese ripide dei monti. L’aria è cosí pura in quelle sommità dei monti che quando qualcuno si sente assaltar dalla febbre di ciascuna sorte o d’altra infermità, immediatamente va sul monte e dopo due o tre giorni si risana e così ho fatto pure io dopo un anno di malattia e sono guarito.

Gli uomini in quelle terre sono buoni arcieri e ottimi cacciatori, e quasi tutti si vestono di cuori di bestie, perché hanno carestia dell’altre vestimenti, mentre le donne, Donata, si fanno dalla cintura in giú vesti a modo di braghesse, e investono in quelle secondo le loro facoltà, chi cento, chi ottanta, chi sessanta braccia di bambasina [cotone], e le fanno increspate: e questo acciò che paiano piú grosse nelle parti dalla cinta in giú, perché i loro mariti si dilettano di donne che abbiano quelle parti grosse, e quelle che l’han maggiore vengono riputate piú belle.

Vi ho accontentata a saper delle braghe delle donne.

 

D Cortese Marco m’avete accontentato su questo, ma che mi dite del resto? Vi sono terre in cui regnano le donne, vi sono regine come lo fu Zenobia per Palmira, di cui si raccontano le gesta anche in armi, od Olimpia, regina di Macedonia e madre del grande Alessandro Magno, ancora Cleopatra che i Romani fecero di tutto per sconfiggere, ancora l’imperatrice Teodora o altre che non ci fanno conoscere? Quella poca di storia che ci viene data, parla solo di uomini e ci nasconde le imprese delle donne.

Avete da soddisfare questa mia sete di sapere?

 

MP Madonna Donata ho viaggiato per lo più nelle terre d’Oriente conquistate dai Tartari, e penso che forse di regni che voi dite ve ne sono più nelle terre germaniche, ove si narrano delle regine e principesse come Brunilde e altre ancora.

Ma ho in serbo per voi una storia che vi piacerà, un mondo proprio diverso tra uomini e donne che sta affacciato nell’Oceano indiano, in cui il Kublai Kan mi ha mandato a ispezionare dato che faceva parte del suo impero. Lì vi sono due isole l’una vicina all’altra trenta miglia: e in una dimorano gli uomini senza le femmine, e si chiama isola Mascolina; nell’altra stanno le femmine senza gli uomini, e si chiama isola Feminina. Gli uomini vanno all’isola delle femmine e dimorano con quelle tre mesi di continuo, cioè marzo, aprile e maggio, e ciascuno abita in casa con la propria moglie, e dopo ritorna all’isola Mascolina, dove dimorano tutto il resto dell’anno, facendo le loro occupazioni soli. Le femmine tengono con sé i figliuoli maschi fino ai dodici anni, e dopo li mandano ai loro padri; se è invece femmina la tengono fin ch’ella è da marito, e poi la maritano con gli uomini dell’isola.

Gli uomini provvedono al vivere delle loro mogli, perché seminano le biave, e le donne lavorano le terre, e raccolgono il grano e molti altri frutti che nascono. Vivono di latte, carne, risi e pesci, e gli uomini sono buoni pescatori e commerciano in ambra, che lì se ne trova assai.

Credono di non poter stare sempre appresso le femmine, perché morirebbero. Hanno il loro vescovo e sono cristiani battezzati come noi, eppur vivono in modo assai diverso da noi.

 

D Avevo sentito raccontare delle Amazzoni che vivevano da sole e mi pareva però una fola. Insomma si può vivere in modi così diversi pure in seno della cristianità.

Certo ci sono dei vantaggi per noi donne ad avere gli uomini distanti, spesso prepotenti, impiccioni e noiosi. Ma quanto a rimanere senza i maschi per casa, noi veneziane sappiamo bene che cosa vuol dire. I nostri uomini stanno lontani per tanti mesi o anni per i traffici sul mare e per terra e le donne si devono occupare dei fondaci, dei magazzini, e di mandare avanti le case. Anche mio padre Vitale ha commerciato a lungo nel dominio da mar della Serenissima e lo si vedeva poco in casa.

(ridendo) Ma che lo dico a fare a voi, Marco, che siete stato in viaggio per 25 anni. E penso agli affanni della moglie di vostro padre Fiordalise che ha cresciuto vostro fratello Maffio da sola e ha rivisto il marito dopo tutto quel tempo. E pure voi, prima di partire, nell’infanzia siete rimasto a San Severo senza il sostegno paterno perché nel primo viaggio verso le terre dei Tartari i Polo hanno impiegato nove anni a ritornare.

 

MP Eh sì, ho perduto mia madre che ero piccolo ma ricordo quanto si dava da fare in casa a San Severo, a ricevere i mercanti, a pagare i crediti, a registrare le spezie in magazzino. L’ho pensata molto nel mio viaggio, la cercavo nelle donne che incontravo lungo le vie d’Oriente, nelle giovani spose, nelle più anziane o vedove.

 

D Mi dica Marco, come vivono laggiù la vedovanza. Qui molte volte le donne ne sono felici, diventano più libere, possono amministrare i loro beni e non discuter con alcuno, se la famiglia del marito restituisce loro la dote e non le tiranneggia. Sta al marito lasciare che alla sua morte la casa rimanga in suo uso, e tenetevelo bene in mente, messer Marco, perché questa è volontà di uomo dabbene.

 

MP Sta bene Donata, ho inteso. Ma quel che vi racconto ora vi convincerà che ci sono luoghi più o meno buoni per la vita delle donne, specie per le vedove. Nella costa del sud della penisola indiana, nella provincia del Malaba, dove le persone in ogni tempo vanno nude e si coprono solo le parti vergognose con un drappo, quando il capo muore, s’abbrucia il suo corpo: allora tutti i suoi fedeli si gettano volontariamente lor medesimi nel fuoco per accompagnarlo nell’altro mondo. Ma anche i colpevoli di reati, dopo essere stati trafitti, vengono gettati nel fuoco e la moglie immediatamente si lancia pur essa nel fuoco, lasciandosi abbruciare per amor del marito: e le donne che fanno questo sono molto lodate dall’altre genti, e quelle che non lo fanno sono vituperate e biasimate. Questa è usanza molto diffusa in quelle terre.

 

D Ah che usanza barbara e crudele! Qui la vedovanza può essere una sorte amara e grama ma almeno la vita è salva. È pur vero che qui molti uomini abbandonano le mogli, anche da un giorno all’altro e non se ne sa più nulla. E quelle poverette attendono e restano sospese, senza sapere se il marito tornerà e reclamerà i suoi diritti di coniuge.

 

MP Non so se sarebbe buona cosa seguir a questo proposito la legge di un paese che ho visitato, il Khotan, ricco di città e castelli, ove scorre un fiume, nel qual si trovano molte pietre di calcedonio e diaspro e vi nasce il bambagio. Gli uomini vivono d’arti e di mercanzie, e hanno questo costume: che se la donna ha marito al qual accada andar ad altro luogo dove abbia a stare per venti giorni, la donna, secondo la loro consuetudine, subito può torre un altro marito, s’ella vuole; e gli omini ovunque vadano similmente si maritano.

 

D Sarebbe forse una bella fortuna per tante mogli liberarsi di mariti fastidiosi o violenti e qui con i viaggi che i mercanti devono fare non mancherebbero di certo le occasioni. Mi rendo conto messer Marco che avete un’esperienza del mondo così ampia che mi lascia senza parole e mi sollecita mille domande, mille curiosità. Orsù, narratemi ancora degli uomini e delle donne.

 

MP Sono certo che ora questo racconto vi susciterà il riso. Nella provincia di Cardandan, nel sud est d’Oriente, gli uomini e le donne usano portare li denti coperti d’una sottile lametta d’oro, a similitudine di denti, e i maschi non attendono ad altro se non a cavalcare e andare alla caccia e uccellare, e a cose che s’appartengono all’armi ed esercizi di guerra, e di tutti gli altri offici appartenenti al governo di casa li lasciano alla cura delle loro donne.

E hanno questa usanza: quando una donna ha partorito si leva del letto, lava il fanciullo e lo avvolge nei panni, dopodiché il marito si mette a giacere in letto in sua vece e tiene il figliolo appresso di sé, avendo la cura di quello per quaranta giorni, e non lo lascia mai. E gli amici e parenti vanno a visitarlo per rallegrarlo e consolarlo, e le donne partorienti fanno invece quel che bisogna per gli affari di casa, portando da mangiare e bere al marito ch’è nel letto, e dando il latte al fanciullo che gli è appresso.

 

D Insomma un uomo che fa da balia, qui sarebbe deriso alquanto. Ma ora ditemi del signore di quelle terre, il vostro Kan. Ha forse una regina al suo fianco? Qui come sapete da dieci anni accanto al doge Pietro Gradenigo v’è la dogaressa Tommasina Morosini che ha fatto il suo ingresso a Palazzo Ducale accompagnata da una processione in cui sono sfilate tutte le arti e mestieri. E ha il suo peso nelle decisioni del palazzo.

 

MP Prima di narrarvi del principe dei Tartari, madonna Donata, ho qui per voi un omaggio che proviene dal mio viaggio: una pezza di seta che viene da Cherman, una provincia della Persia posta verso levante, dove nascono le pietre che si chiamano turchesi, quali si cavano nelle vene de’ monti in grandissima quantità.

È stata ricamata dalle donne. Lì tutte, anche le giovinette, lavorano con l’ago drappi di seta e d’oro e, come vedete, compongono figure di uccelli e animali di ogni colore. Ricamano anche cortine, coltri e cuscini con molte e varie immagini per letti di grandi uomini, cosí bene e con tanto artificio che è cosa maravigliosa a vedere.

Spero che vi sia grata.

 

D la prende e la indossa muovendosi per la stanza

Messer Marco è un dono assai prezioso che terrò assai caro. Simili disegni qui non se ne vedono: che animali curiosi, elefanti e sparvieri, e che finezza di ricamo, intrecci d’oro, quali colori brillanti. Oh che sapienza d’arte posseggono quelle mani di donna! Chissà quali meravigliose vesti ha la regina del Kan.

 

MP Non vi è proprio una regina, Donata. Il gran Kan ha quattro donne che tiene per mogli legittime, e si chiamano imperatrici anche se vi è un ordine di preferenza. Il primo figliuolo nato da una di quelle è il successor dell’impero. Tutte tengono un corte regale propria. Non v’è alcuna di loro che non abbia al suo seguito trecento donzelle molto belle e molti donzelli e altri uomini castrati e donne, così in gran numero che ciascuna di queste ha nella sua corte diecimila persone; e quando il gran Kan vuol esser con una di queste la fa venir alla sua corte, oppure egli va alla corte di lei. E ha inoltre molte concubine.

 

D Ah questa è faccenda di tante moglie e amasie è assai disdicevole e non mi piace proprio tale usanza. E dove le trova tutte queste concubine?

 

MP Il gran Kan ogni due anni manda in un regione particolare, che i Tartari chiamano Ungut, dei suoi ambasciatori che fanno venir a sé tutte le donzelle della provincia, e vi sono gli stimatori a questo deputati, i quali, vedendo e considerando tutte le membra di ciascuna, cioè i capelli, il volto e le ciglia, la bocca, le labbra e le altre membra, che siano condecenti e conformi alla persona, di quattrocento ne scelgono secondo quante ne ha richieste il Kan e gliele conducono. E giunte alla sua presenza lefa stimare di nuovo per altri stimatori, e di tutte ne fa eleggere per la sua camera trenta e ne fa dare una a ciascuna delle mogli de’ baroni, che le debbano diligentemente vedere, che non siano brutte sotto i panni o difettose in alcun membro, e accertarsi se dormono soavemente e non roncheggino, e se rendono buon fiato e soave, e chein alcuna parte non abbino cattivo odore.

E quando sono state diligentemente esaminate si dividono a gruppi di cinque, e ciascun gruppo dimora tre dí e tre notti nella camera del signore, per far ciascuna cosa che sia necessaria a lui; compiuti i tre giorni si cambiano e l’altro gruppo di cinque fa il simile, e cosí via.

Le altre stanno in un’altra camera ivi propinqua, di modo che se il signore ha bisogno di qualche cosa, come è bere e mangiare e altre cose, quelle donzelle debbano apparecchiare, e cosí non si serve al signor per altre persone che per le donzelle. E quelle donzelle che sono stimate di meno dimorano nel palagio con le altre signore che insegnano loro a cucire e tagliar guanti e far altri nobili lavori; e quando alcun gentiluomo ricerca moglie, il Kan li dà una di quelle con grandissima dote, e a questo modo le marita tutte nobilmente.

 

D Ma le famiglie di quelle giovani non si ribellano, lasciano andare le figlie in tale modo così disonorevole?

 

MP Proprio no, anzi reputano aver ricevuto grande grazia e onore e molto si rallegrano color che hanno belle figliuole che il signore si degni d’accettarle, perché dicono: “Se la mia figliuola è nata sotto un buon pianeta e con buona ventura, il signor potrà meglio sodisfarla, e la mariterà nobilmente, la qual cosa io non sarei sufficiente a sodisfare”.

 

D Non mi aggrada per nulla ciò che mi narrate. Qual mercimonio di femmine è questo. E il signore che voi Marco avete così ben servito mi pare un tiranno con le donne. Debbono essere davver crudeli questi Tartari e il loro regno non mi pare giusto e retto. Raccontatemi dei suoi modi e della sua corte perché mi possa fare maggiormente un’idea.

 

MP Quando il gran Kan tiene una corte solenne, gli uomini seggono con tal ordine: la tavola del signor è posta avanti la sua sedia molto alta, e siede dalla banda di tramontana, talmente che volta la faccia verso mezzodí; e appo lui siede la sua moglie dalla banda sinistra, e dalla banda destra, alquanto piú basso, seggono i suoi figliuoli e nipoti e parenti, e altri che sono congiunti di sangue, cioè quelli che discendono dalla progenie imperiale. I baroni e principi seggono ad altre tavole piú basse, e similmente è delle donne, imperoché tutte le mogli de’ figliuoli del gran Kan e parenti e nepoti seggono dalla banda sinistra piú a basso; dopo le mogli de’ baroni e soldati ancora piú basse, di modo che ciascuna siede secondo il suo grado e dignità nel luogo a lui deputato e conveniente.

E le tavole sono talmente ordinate che il gran Kan, sedendo nella sua sedia, può veder tutti. Né crediate che tutti seggano a tavola, anzi la maggior parte de’ soldati e baroni mangia sopra tappeti. E nel mezzo della sala vi è un bellissimo artificio lavorato con bellissime sculture d’animali dorati, e nel mezzo è incavato e vi è un grande e prezioso vaso nel quale vi è il vino; e in ciascun cantone di questo scrigno è posto un vaso, in uno de’ quali è latte di cavalle e nell’altro di cammelle, e negli altri diverse bevande.

E questo signor ha tanti vasi d’oro e d’argento e cosí preziosi che non si potrebbe credere.

 

D E chi si occupa del servizio di credenza e di servire il Kan? Qui il Doge mangia con sobrietà, senza sfarzo e ha pochi servitori al suo servizio, e così da l’esempio. E nella sua tavola pesce e verdure degli orti della laguna, vino mischiato ad acqua, come nelle tavole di tutti i veneziani.

 

MP Quelli che preparano il cibo al gran Kan e che porgono il mangiare e bere sono molti invece, e sentite questo particolare: hanno tutti fasciato il naso e la bocca con bellissimi veli o fazzoletti di seta e d’oro così che il loro fiato non respiri sopra i cibi e sopra il vino del gran Kan. E sempre, quando il signor vuol bere, subito che un donzello glielo appresenta e si tira indietro per tre passa e si inginocchia, e tutti i baroni e altre genti s’inginocchiano, e tutte le sorti d’instrumenti che nella stanza sono in grandissima quantità cominciano a sonare fin che lui beve, e quando ha finito di bere cessano gl’instrumenti e le genti si levano; e sempre quando beve gli si fa questo onore e riverenza. Delle vivande non posso descriverle perché sono in grandissima abbondanza. Quanto alla compagnia non ci è alcun barone che seco non porti la sua moglie, e mangiano con le altre donne. E quando hanno mangiato e sono levate le tavole, vengono in sala molte genti, e tra le altre gran moltitudine dibuffoni e sonatori di diversi instrumenti e molte maniere d’esperimentatori, e tutti fanno gran sollazzi e feste avanti il gran Kan, laonde tutti si rallegrano e si consolano. E quando tutto questo si è fatto, le genti si partono e ciascuno se ne torna a casa sua.

 

D Qual grande differenza con i nostri costumi e con le maniere che qui si usano a palazzo. Sapete bene anche voi, messer Marco, che poco si gradì le raffinatezze della dogaressa Teodora, la principessa bizantina, figlia dell’imperatore Costantino che divenne la moglie del doge Domenico Selvo nel 1071. Usava portare il cibo alla bocca con un bastoncino d’oro e non voleva usare le mani e si profumava tutta. Raffinatezze che non piacquero al popolo veneziano e poco dopo si decise che le dogaresse non dovessero più essere forestiere bensì pratiche dei nostri sobri costumi.

Avete parlato del Kan e della sua corte ma ditemi ora Marco com’è la natura delle donne dei Tartari, quelle comuni, quelle che non vanno al suo cospetto?

 

MP Intanto dovete sapere che Tartari non stanno mai fermi. E vanno per due o tre mesi ascendendo per i monti di continuo e pascolando, perché non avrebbero erbe sofficienti per la moltitudine delle lor bestie. Portano le loro case con sé sopra carri di quattro ruote ovunque vadano. Hanno oltre ciò carrette bellissime di due ruote, coperte di feltro qual menano con buoi e cammelli. Sopra quelle conducono li loro figliuoli e mogli, e tutte le massarie e vettovaglie che li bisognano. Le donne fanno mercanzie, comprano e vendono e rivendono tutte quelle cose che sono necessarie ai loro mariti e alla famiglia, perché gli uomini non s’intromettono in cosa alcuna, salvo che in cacciare, uccellare e nelle cose pertinenti all’armi. Vivono solamente di carne e latte e di ciò che pigliano alla caccia, e mangiano alcuni animaletti che assomigliano a conigli, e carne d’ogni sorte, di cavalli e cammelli e cani, pur che sian grassi; bevono latte di cavalle, qual acconciano di sorte che par vin bianco e saporito.

Le donne loro sono le piú caste e oneste del mondo, e amano e riveriscano i loro mariti, e si guardano sopra ogn’altra cosa di commettere adulterio, qual vien riputato in grandissimo disonore e vituperio. E tanto piú son degne di ammirazione quanto che agli omini è concesso di pigliare quante mogli vogliono, e perciò hanno più figliuoli di tutte le altre genti. Se il padre muore, il figliuolo può pigliar per mogli tutte quelle che son state lasciate dal padre, eccettuando la madre e le sorelle, e pigliano anco le cognate, se sono morti i fratelli, e celebrano le nozze con gran solennità.

 

D Mi piace assai più l’usanza che avete narrato prima, quella del Khotan e non la sorte di queste povere tartare che devono dividersi un marito, anche se forse spartirsi un uomo che non piace forse fa spartire anche gli affanni e rende lieve la pena.

Ora dovete essere sincero Marco, si dice che avete scortato una principessa e avete vissuto per molto tempo nel viaggio con lei. Che devo mai pensare?

 

MP Cortese Donata, non temete. Devo ringraziare l’incarico che il Kan mi ha affidato e spero che lo farete anche voi quando saremo marito e moglie, perché senza quel compito il Kan non mi avrebbe fatto partire, tanto addentro ero ormai nei suoi segreti di corte. E ho dubitato per la verità di non poter più tornare a casa.

È andata così. Ero appena ritornato dall’India, dove era stato con alcune navi, quando il Kan ricevette la richiesta da parte del re Argon di Persia di trovargli una moglie della stirpe Tartara dopo la morte della sua regina Bolgana. Ed io subito con mio padre o lo zio ci offrimmo di scortare la prescelta dal Kan, la principessa Cocacin, per terra e per mare spiegando di avere molta esperienza di quelle terre. Il Kan dimostrò gran dispiacere nel volto, nondimeno, non potendo far altrimenti accconsentí e ci disse molte graziose parole dell’amor grande che ci portava, e ci fece dar una tavola d’oro, dove era scritto un comandamento, che fossimo liberi e sicuri per tutto il suo paese e ci fece consegnare molti rubini e altre gioie finissime e la spesa che ci bastasse per due anni.

Poi fece preparar quattordici navi. Ma crediate Donata, fu un viaggio di tre mesi assai periglioso e per la cattiva qualità delle navi loro morirono fra marinari e altri ch’erano in dette navi seicento persone; e dei tre ambasciatori del Can non ne rimase che uno, e delle donne e donzelle che accompagnavano la principessa tutte morirono tranne una. Vi pare che avessi tempo di amoreggiare? Tutti i nostri saperi di mare furono necessari a salvarci e a mettere in salvo la principessa. E giunti, dopo tremende burrasche e mareggiate al paese del re Argon,

sapemmo ch’egli era morto. Allora ricevemmo l’ordine di darla in sposa a Casan, figliuolo del re Argon, il qual allora si trovava ne’ confini della Persia, con sessantamila persone, per custodia di certi passi, acciò che non entrassero genti nemiche a depredare il suo paese. Ma ritornato vi furono le nozze e noi ripartimmo per la nostra amata Venezia.

 

D Messer Marco mi avete rassicurato. Ma mi avete anche affascinato con questi racconti e so che con voi non potrò annoiarmi e mi farete ancora sognare e viaggiare con la fantasia pur restando qui. Ma ora sento i passi dei nostri parenti che stan tornando con il contratto firmato. Vi darò la mano contenta, siete uomo di senno e la vostra esperienza del mondo vi ha reso saggio e penso anche gentile con le donne.

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