a cura di Laura Pugno

 

[In questa rubrica, un autore o un’autrice ci consegna le sue quattro parole chiave: un nome (comune o proprio), un verbo, un aggettivo e un avverbio, dal primo o dall’ultimo libro o dall’intero della sua opera. Oggi risponde Nadia Terranova.]

 

Nome: PROFEZIA



“Scrivere è una profezia”, dice il titolo di uno dei capitoli di Quello che so di te. È una parola che ricorre nel mio romanzo perché, riguardo alla mia famiglia, l’episodio più lontano nel tempo che riesco a collocare è una profezia, un incantesimo, un fatto nodale che è stato tramandato come un aneddoto ma che in realtà conteneva dentro una maledizione, un incatenamento. Scrivere questo libro è stato sciogliere nodi per rifarnealtri, nuovi. Accogliere le profezie non con la pesantezza dei destini ma come suggerimenti su dove guardare.



Verbo: VENERA

 


Venera è il nome, inventato, con il quale nel romanzo chiamo la mia bisnonna. Mi è apparsa con questo nome tipico della Sicilia orientale, la nostra parte di mondo, talmente tipico da essere la patrona di Acireale e anche il nome, vero, dell’altra mia bisnonna. Un nome che è il sabotaggio di una dea ma anche del secondo pianeta del sistema solare,con la vocale finale cambiata. Ed è anche un verbo, un imperativo, che mi ha guidata nella scrittura: cosa o chi dovevo venerare, o smettere di farlo?



Aggettivo: STREUSA


La diagnosi clinica per la mia bisnonna, quando fu internata in manicomio nel 1928, era: psicosi istero-nevrastenica. Le tre parole, scomposte, hanno una traduzione precisa nel nostro dialetto: scantata, scattiata, streusa. Essere streusa significa essere strana e strega, una via di mezzo o forse un raddoppiamento di queste due parole, la “u” si allunga fino a diventare una conca e dentro ci finiscono tutte le stranezze, le difformità e le irregolarità di chi non si sta adeguando al momento storico e sociale.



Avverbio: MALAMENTE


Tutto, in certe vite, accade malamente. Venera cade malamente, e malamente perde una figlia. Da allora, da lei, discendiamo noi: donne che cadono malamente, e qualche volta non si salvano. A volte ho avuto la sensazione di essere entrata malamente nella vita della mia antenata, anche se sempre sentivo che era lei a guidarmi, lei a tenere il gioco. Però lo stesso la mia presenza era inopportuna, così, perfino tra le mie pagine, quelle che ho scritto io, a lungo sono stata malamente.

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