a cura di Laura Pugno
[In questa rubrica, un autore o un’autrice ci consegna le sue quattro parole chiave, un nome (comune o proprio), un verbo, un aggettivo e un avverbio, dal primo o dall’ultimo libro o dall’intero della sua opera.
Oggi risponde Fabrizio Lombardo].
Nome: Movimento
Il movimento attraversa tutta la mia scrittura. È il movimento dello sguardo e, insieme, dei passi. Strade percorse, chilometri fatti in automobile osservando il paesaggio cambiare, il tempo farsi parola. Scrivere, per me, è una questione di moto: un’azione legata all’accumularsi di immagini, di spazi e di luoghi. Sono geometrie del paesaggio che diventano metrica, verso.
Cesare Garboli affermava che «scrivere è situarsi in un angolo, in un punto nascosto del passato e far volare, far correre via tutta la vita che non è mai stata nostra». Ho sempre pensato che il movimento necessario alla scrittura risieda proprio in questo stare di lato, sul confine, nell’angolo: vedere il margine, saper esserci, senza apparire, e da qui attraversare il nostro tempo.
Questo non significa rendere oggettiva la scrittura, né avere timore di pronunciare, a volte, io nei testi. Significa piuttosto muoversi, scivolando dentro alle cose e, raccontando, mantenere una posizione di ascolto e di osservazione, descrivere.
Verbo: Descrivere
Quando ho conosciuto Roberto Roversi avevo sedici anni, a parlarmene fu una professoressa del mio liceo. Quando andai a incontrarlo per la prima volta, portando con me i miei primi testi poetici, non immaginavo che avrebbe cambiato il mio modo di guardare la poesia e il mondo.
Roversi è stato per me un modello di rigore e serietà, mi ha insegnato che la capacità di stare in ascolto è uno degli elementi fondanti della scrittura. Le sue descrizioni in atto hanno rappresentato una soglia imprescindibile nel mio modo di abitare la scrittura.
Descrivere significa muoversi, passare attraverso senza tenere mai fermo lo sguardo, spostare continuamente il proprio baricentro in avanti, consapevoli del rischio di cadere o di spingersi oltre, accettando l’instabilità come condizione necessaria. Significa stare nel mondo in maniera trasversale.
Aggettivo: Trasversale
La fatica di seguire linee rette è una costante della mia esperienza. Col tempo è diventata una forma, una scelta. Muoversi in modo trasversale significa seguire traiettorie oblique, percorrere linee che cambiano direzione, che talvolta si spezzano. È un procedere che rinuncia alla linearità per cercare connessioni inattese, attraversamenti, possibilità di incontro, luoghi scomodi in cui decidere di entrare, spazi dolorose in cui manca il respiro, in cui muoversi affannosamente.
Avverbio: Affannosamente
Forse affannosamente. Forse ritmicamente.
Soffro di asma da quando ero bambino e l’inciampo del respiro è diventato per me una misura del ritmo, soprattutto quando si accompagna al passo. La poesia vive dentro questa scansione irregolare: un secondo andare a capo, una pausa forzata che interrompe il fiato e, al tempo stesso, lo ricrea.
Scrivere assomiglia allora a questo movimento del respiro: spezzarsi per ritrovare aria, rallentare per poter continuare. In quella mancanza d’aria, in quell’affanno, cercare il giusto ritmo, quello capace di farsi parola.