di Steve Mentz
[È in uscita, per le edizioni Wetlands di Venezia, Oceano. Storie di marinai, poesia e globalizzazione, di Steve Mentz, docente di Letteratura inglese alla St. John’s University. Pubblichiamo un estratto dall’Introduzione]
INTRODUZIONE: Deterritorializzare
L’oceano bagna la nostra terra condivisa. Le grandi masse d’acqua costituiscono un ambiente dinamico, fluido, salino, in movimento e mosso. I nostri corpi e la nostra immaginazione registrano il passaggio dalla terra familiare all’oceanus sconosciuto, e questa trasformazione “deterritorializza”. I filosofi radicali Gilles Deleuze e Félix Guattari descrivono la deterritorializzazione come una forma di auto-emancipazione, “il movimento con cui si abbandona un territorio”. Pensare con il mare ridefinisce il nostro vocabolario. L’oceano ha bisogno di nuove parole. Cosa succede alle metafore “radicate” quando tutto ciò che è solido diventa liquido? Proviamo a sostituire il vecchio linguaggio terrestre con termini acquatici.
Per iniziare, offro sette parole.
Corrente (in precedenza: campo) – Per molto tempo il pensiero si è organizzato in campi, ovvero aree di competenza che si immaginavano stabili e sicure come i pascoli. E se invece ridefinissimo le avventure del pensiero come correnti, come velocità di flusso e di cambiamento? Perché non enfatizzare i movimenti e le connessioni tra e attraverso le differenze? I campi producono ma possono anche rimanere incolti. Le correnti scorrono. Abbiamo bisogno dei flussi per conoscere l’oceano.
Acqua (in precedenza: terra) – La corrente di pensiero che va sotto il nome di Blue Humanities rimpiazza le metafore dominanti di terra e suolo. Ci ricorda che la maggior parte della superficie della Terra è costituita da acqua. Le nostre metafore devono galleggiare sull’acqua piuttosto che poggiare sul suolo. In un ambiente liquido, nulla rimane in superficie per sempre.
Flusso (in precedenza: progresso) – Ripensare il movimento come flussi e circuiti piuttosto che come progresso e regresso può vivificare le comunità intellettuali. Pensare in termini di flussi ciclici piuttosto che progressi lineari rende le narrative storiche più caotiche, meno evidenti e meno familiari, e questo è un bene.
Nave (in precedenza: stato) – La forza dissolvente della storia del mare contrasta con il nazionalismo, sebbene a volte possa tendere alla globalità se non all’imperialismo. Le navi, come ci hanno mostrato gli storici, i filosofi e i film di Hollywood, sono entità simboliche, eterotopiche, nonché spazi fantastici multilingue. Forse è arrivato il tempo di immaginare la politica come incontri marittimi – scambi, combattimenti, segnalazioni, avvistamenti – piuttosto che attraverso le metafore radicate dello stato?
Paesaggio marino (in precedenza: paesaggio) – La sostituzione appare semplice in questo cambio di paradigma. Ma il “paesaggio” è ancora rilevante? O forse il nostro linguaggio è troppo visivo? Le creature sottomarine raramente si affidano alla vista.
Distorsione (in precedenza: chiarezza) – Una caratteristica di base di tutti gli ambienti liquidi è la distorsione visiva. L’acqua piega la luce. Il pensiero acquatico fa della distorsione una condizione di base. La tridimensionalità dell’acqua a volte ci spinge verso la superficie, a volte ci trascina verso il fondo.
Orizzonte (in precedenza: orizzonte) – I naviganti e gli storici del mare parlano spesso di orizzonti, di segnali marittimi e di punti di riferimento. I primi marinai europei che attraversavano l’Atlantico passavano giorni interi a cercare l’inconfondibile sagoma del vulcano di Tenerife, che segnalava l’imminente arrivo alle Isole Canarie, prima tappa della rotta transoceanica. Può l’orizzonte essere la metafora di un futuro che abbraccia sia i campi che gli specchi d’acqua? Immagino gli orizzonti come luoghi di transizione, come coste o spiagge, luoghi dove le prospettive si fondono. Orizzonti di oceani, orizzonti di correnti. Questi sono luoghi da cui una nuova realtà diventa visibile.
Questi sette vocaboli di deterritorializzazione possono aiutarci a capire le Blue Humanities e a scompaginare l’Antropocene. Le Blue Humanities rappresentano un modo per riformulare la nostra comune storia culturale. Scompaginare l’Antropocene significa considerare l’impronta antropica degli sconvolgimenti climatici come una discontinuità catastrofica ma anche come un nuovo inizio.
Questi vocaboli sono un inizio. Usateli e cambieremo l’oceano.
Stavo per dire “cambieremo il mondo”, ma poi ho cambiato la parola.
… molto bello e in qualche modo scontato … Certo non e’ consapevolezza in ciascuno di noi ma e’ dentro ciascuno di noi … ora dovremmo dire dei porti …
Blue Humanities? Povero capitano achab