di Franco Buffoni

 

Il 12 giugno di 127 anni fa Ludwig II di Baviera si suicida nello Starnberger See.

Cupressi: Carmina in memoriam Ludovici II Regis Bavariae è il titolo della silloge – composta dal pioniere del movimento Lgbt+ Karl Heinrich Ulrichs interamente in latino – in seguito a tale evento.

Ludwig era stato dichiarato clinicamente pazzo l’8 giugno senza essere sottoposto ad alcuna visita medica. Cinque giorni dopo essere stato trasferito nella villa blindata di Berg sul lago di Starnberg – resosi conto d’essere ormai prigioniero – Ludwig trascinò con sé nell’annegamento il medico personale Bernhard von Gudden, che aveva contribuito a stilare la diagnosi.

 

Ulrichs ricorda che – oltre ad essere alto 1.91 e fisicamente possente – Ludwig era anche bello e slanciato, dando inizio a un impressionante seguito di omaggi resi al re da altri artisti omosessuali: dal contemporaneo Verlaine che scrisse di lui “il re dal grande cuore capace solo per gli uomini di pulsare”, al velatissimo T.S. Eliot che nella Waste Land (1922) menziona per chi è in grado di comprendere lo Starnberger See; a Luchino Visconti che fece interpretare a Helmut Berger la parte di Ludwig nell’omonimo film (1973).

Pensiamo alle ore trascorse dal giovane Ludwig in Glyptothek ad ammirare il Fauno Barberini, acquistato da suo nonno Ludwig I, quand’era ancora principe ereditario, a Roma nel 1814. Quelle gambe rese oscenamente divaricate dal restauro secentesco a imitazione del Nilo berniniano della Fontana dei Fiumi; quel satiro d’epoca ellenistica reso primario oggetto di desiderio dal barocco romano. E pensiamo a Verlaine: “Chi può sulla terra giudicare senza timori?” Rileviamo anche che il nonno – che aveva fatto letteralmente pazzie per la ballerina spagnola Lola Montez – non fu mai dichiarato pazzo.

 

Significativamente Ulrichs conclude la silloge con il verso “Caerula linter ad libertatem sic fuit unda tibi”: “Trasformando le onde azzurre del lago in una imbarcazione verso la libertà”. “Voglio rimanere un eterno enigma, per me stesso e per gli altri”, lasciò scritto Ludwig, nella convinzione che la pura e semplice verità, come proponeva Ulrichs, un re non poteva ancora permettersi di dirla, anche se era amico di Wagner, aveva uno sguardo incantevole e abitava in castelli di sogno.

Nella primavera del 1867 Ludwig aveva annunciato il fidanzamento con la principessa Sophie in Bayern, sorella maggiore di Sissi, ma il matrimonio, programmato per il 25 agosto, poi rimandato ad ottobre, quindi a novembre, non ebbe mai luogo. Nei suoi diari segreti, pubblicati in Germania solo in tempi recenti, il giovane re manifesta terrore di fronte a quel passo non sentito e non voluto: teme il ridicolo, ha incubi notturni, cerca di prepararsi all’evento ma non ci riesce: sa che fallirà quando, esaurita l’ufficialità, si troverà da solo a tu per tu con la sposa. Lì non conteranno gli occhi azzurri, il fascino magnetico e l’eleganza della sua figura. Lì conterà una sola cosa e quella purtroppo funziona bene unicamente con gli uomini. La negazione, la follia, hanno in quelle pagine di diario le loro radici: dopo quel diniego “misterioso” al matrimonio del novembre 1867, Ludwig sfogherà rabbia e frustrazione nella magalomaniaca progettazione di altri e sempre più fantasiosi castelli, di altre e sempre più violente battute di caccia e serate di musica e nuotate nei laghi, attorniato dai valletti e da prestanti guardie del corpo.

 

E’ certamente appropriato a questo punto ricordare le parole di Ulrichs: “Fino al momento della mia morte ripenserò con orgoglio a quel giorno, il 29 agosto del 1867, quando a Monaco di Baviera trovai il coraggio di lottare faccia a faccia contro lo spettro di un’antica idra irata che da tempo immemorabile iniettava veleno dentro di me e dentro gli uomini della mia stessa natura. Molti furono spinti al suicidio, perché la loro gioia di vivere era stata scempiata. E io, Karl-Heinrich Ulrichs, sono orgoglioso di aver trovato il coraggio di assestare a quell’idra il colpo iniziale del pubblico disprezzo.” Mette i brividi la coincidenza temporale e di luogo tra il mancato matrimonio del re e questa dichiarazione di Ulrichs.

 

Discendente di nobile famiglia, e come Ludwig di bellissimo aspetto, dopo la laurea nel 1849, Ulrichs aveva assunto la carica di primo consulente legale presso la corte distrettuale del regno di Hannover; ma dopo dieci anni perdette il prestigioso impiego per via delle troppo accentuate sue prese di posizione pubbliche a favore dei diritti delle persone che noi oggi definiamo omosessuali. Ciò non fece che accrescere la sua determinazione e – disponendo ancora di cospicui mezzi – compì numerosi e contestati giri di conferenze in varie città tedesche per promuovere il suo convincimento di fondo: non di peccatori si trattava, ma di persone degne di rispetto, i cui desideri e orientamenti sessuali e affettivi dovevano essere seriamente studiati dalla scienza medica e legalizzati. Nel 1862 la sua posizione divenne talmente scomoda da costringerlo a una esplicita e formale dichiarazione in seno alla potente famiglia. Testardo e determinato a proseguire in quella che ormai percepiva come la sua missione, Ulrichs pubblica Amore sessuale tra uomini come enigma della natura, definendosi Urning (uranista) alias “anima muliebris virili corpore inclusa” (animo femminile prigioniero di un corpo maschile), e trovando definizioni anche per lesbiche (Urninds), bisessuali (Uranodionings) e ermafroditi (Zwitter).

 

La Germania era ancora divisa in vari stati in lotta tra loro, ma sulle multe, i divieti e i roghi dei libri di Ulrichs si trovarono tutti d’accordo, dalla Renania alla Sassonia all’intera Prussia. Nel 1867 Ulrichs fuggì in Baviera e a Monaco partecipò da giurista al congresso dei giuristi tedeschi. Memorabile, per l’appunto, il suo intervento del 29 agosto 1867 a favore dell’abolizione delle famigerate leggi prussiane contro la sodomia, che sollevò le reazioni violente dell’assemblea e la sua radiazione dall’albo dei giuristi. Mentre Re Ludwig II rimandava il matrimonio con Sophie.

Se il re fosse stato più coraggioso e come confidente – invece di Wagner – avesse assunto Ulrichs, sarebbe cambiato qualcosa nello sviluppo della cultura del mondo occidentale? Certamente i tempi non erano ancora maturi. E forse il re sarebbe stato dichiarato ugualmente pazzo. E Ulrichs sarebbe stato allontanato e bandito. Ma a volte il coraggio…

 

Memorabile per la profondità dell’argomentazione agita, l’invettiva pubblicata da Ulrichs nel 1891, cinque anni dopo il suicidio di Ludwig, contro un certo “detrattore di Monaco”. Una vera catilinaria in difesa della sua opera maggiore: “Quanto pieno di pregiudizi tu sei!”, esordisce Ulrichs, così continuando: “Ma è certo che tu il mio libro Amore sessuale tra uomini come enigma della natura non l’hai letto! Hai forse tu indagato le profondità della natura? Sei riuscito a penetrarne i misteri? Ne dubito fortemente. Tu valuti senza sapere e senza capire e pretendi stupidamente di giudicare. Smettila di ergerti a giudice di cose che non capisci e che non sai, attaccando gli indifesi e offendendo la vera Giustizia. Se proprio vuoi, prenditela con la Natura creatrice e condannala. Perché è lei che ci crea così come a te non piace, è lei la ‘colpevole’. E tu, piccolo uomo insignificante, osi metterti contro di lei? Massì, prenditela con lei, che osa disubbidire al tuo comando!”.

 

Un’invettiva in piena regola valida ancora oggi per tante parti del mondo, a conclusione della quale Ulrichs ammette: “Sapere le cose e non dirle quando si è in grado di dirle, è cosa vile e indegna. Certo, avrei potuto starmene zitto, ma rifiutai di tradire la mia missione. E a Monaco nell’agosto del 1867 agii temerariamente anche se il cuore in petto mi batteva forte”.

Forse se Ludwig avesse frequentato Ulrichs, trascurando un po’ l’arte medievale e le leggende nibelungiche…

 

(Questa pagina è tratta dal volume Franco Buffoni, Vite negate, FVE edizioni 2021)

[Immagine: Ludwig di Luchino Visconti].

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