[E’ appena uscito il fascicolo LXXIV di «Semicerchio. Rivista di poesia comparata», 2026,1. Zone di conflitto, contatto, traduzione, cura. I: Poesia da Gaza, a cura di Mariangela Masullo e Simone Sibilio. Pubblichiamo la presentazione del volume e tre testi di poeti palestinesi, tradotti da Simone Sibilio].

 

«Come una rosa, caparbia, che resiste all’appassimento / invoca, Gaza, una vita ostinata / forse un antico stupore, / cresce tra le case in macerie».

I versi della poeta Dunia al-Amal Ismail aprono il nuovo numero di «Semicerchio» (LXXIV, 2026/1 presso Pacini Editore), nel quarantesimo della sua vita editoriale e culturale, un volume che esplora l’idea di “zona di contatto, conflitto, traduzione, cura”, spazio in cui la distruzione della guerra incontra la parola poetica.

 

La scrittura, e con essa la traduzione, qui intesa anche come pratica politica, si prende “cura” dell’umano, contro il “logocidio”, ovvero la cancellazione sistematica del sapere e del linguaggio che accompagna ogni sterminio.

Il volume rappresenta la prima parte di un dittico che troverà il suo compimento nell’autunno del 2026. Nella seconda tappa, la rivista estenderà la sua indagine ad altre aree del mondo dove la poesia si manifesta come una “parola-tenda”: riparo provvisorio, fragile ma ostinato, capace di offrire rifugio e custodire la memoria contro la distruzione.

 

Al cuore di questo primo numero sta il dossier Poesia da Gaza, curato da Mariangela Masullo e Simone Sibilio, che offrono importanti prospettive e interpretazioni critiche, accompagnate da un approfondimento di Giorgia Pometti sulla poesia femminile palestinese; raccoglie le voci di ventiquattro autori e autrici provenienti dalla Striscia di Gaza, molti dei quali sconosciuti nel nostro Paese, tradotti “in presa diretta”, sotto la pressione della storia sotto gli occhi di tutti noi. Tra questi Nasser Atallah, Salim al-Naffar, Nasser Rabah, Othman Huseyn, Khaled Juma e Yusra al-Khatib, quest’ultima considerata una delle autrici più solide nel panorama arabo ma ancora ignota da noi. Particolare attenzione è inoltre dedicata ai talenti dell’ultima generazione, nati e cresciuti sotto l’assedio militare israeliano e le numerose operazioni belliche condotte contro la Striscia nell’ultimo ventennio, come la giovanissima Batool Abu Akleen, vincitrice di premi internazionali a soli quindici anni, Haidar al-Ghazali e Hamed Ashour.

 

Una corposa sezione antologica, introdotta dalla Premio Pulitzer Jorie Graham, guest editor di You Must Live. New Poetry from Palestine curato da Tayseer Abu Odeh & Sherah Bloor, si offre come una selezione trilingue (arabo degli originali, inglese tratto dal volume succitato, italiano a cura di S. Sibilio) in cui la poesia agisce come un “sismografo”, registrando i traumi per trasformarli in segni di una appartenenza affettiva al territorio ed espressione di quella tenacia che i palestinesi chiamano Sumūd.

A chiudere la sezione, si offrono in anteprima nazionale alcuni testi del più celebre poeta palestinese Mahmud Darwish, ancora oggi riferimento assoluto per l’intero movimento poetico della regione.

 

Accanto al focus tematico sulla Poesia da Gaza, il numero ospita saggi di respiro internazionale e un’ampia sezione dedicata alla traduzione poetica, che attraversa lingue, tradizioni e pratiche del tradurre e del ritradurre tra oriente e occidente. Chiude il volume la curatissima rassegna di recensioni dal mondo della poesia globale, in senso sincronico e diacronico (si trovano elencate nella pagina principale del sito http://semicerchio.bytenet.it; uno strumento necessario per ogni amante e studioso della poesia, di una ricchezza rara: dalla catalana, cinese, coreana, persiana, greca antica alla francese, italiana, cèca, finlandese, russa, polacca, tedesca, africana, araba, australiana, statunitense, etc., in libri di nuova edizione, riviste internazionali, e da questo numero un osservatorio sul tema affrontato dal numero (in questo caso l’Osservatorio sulla poesia palestinese, una prima mappatura bibliografica della ricezione in Europa).

 

Per informazioni, copie saggio e interviste:

Redazione Semicerchio: semicerchiorpc@libero.it, codirezionesc@gmail.com

Sito web: http://semicerchio.bytenet.it

Amministrazione: Pacini Editore Pisa – www.pacinieditore.it

*

Tre testi da  “Semicerchio. Rivista di poesia comparata”, n. 74 (2026/1). Traduzione a cura di Simone Sibilio

 

SALIM AL-NAFFAR

 

Nato a Gaza nel 1963, e cresciuto in un campo profughi nei dintorni di Gaza City, fu costretto all’esilio in Giordania con la sua famiglia nel 1968, rientrando poi nella Striscia nel 1994, in seguito agli Accordi di Oslo. Tra i più autorevoli scrittori di Gaza con una prolifica

produzione sia di prosa che di poesia, è stato ucciso insieme alla sua famiglia dai bombardamenti israeliani il 7 dicembre 2023. Membro dell’Unione degli Scrittori

 

Palestinesi, e fondatore a Gaza dell’Associazione “La creatività culturale” ha diretto diverse riviste. Tra le sue opere ricordiamo Bianche domande (2001), Lo stato della Patria e altre poesie (2014), Il guardiano dell’attesa (2021). È presente nell’antologia di poesia palestinese

in lingua inglese A Bird is not a Stone (2014). Il testo qui tradotto è tratto da Le opere poetiche, (Ministero della cultura palestinese, Ramallah 2024).

MORTE

Era a me vicina

e la chiamavo con vari nomi.

(Insieme giocavamo al salto alla corda, a nascondino,

a testa o croce).

Oggi, invece,

distrattamente mi passa accanto

e cosi passo anche io.

 

NIMA HASAN

Scrittrice, poetessa e assistente sociale originaria di Rafah (Gaza), attualmente sfollata a Mawasi Khan Younis. Autrice inoltre di testi teatrali e romanzi, usa l’arte e la scrittura come forme terapeutiche con bambini vittime di traumi di guerra. Tra le sue opere maggiori si segnala Dove danzava la fiamma (2019), Lettere ordite dalla penna di qualcuna (2021) e Non era morte (2022). Ampiamente tradotta in lingue straniere, è salita alla ribalta internazionale con i suoi ‘Diari di guerra’ che documentano il profondo impatto della guerra genocida

 

di Israele sulla popolazione di Gaza e i dettagli della vita quotidiana. Da segnalare l’antologia in forma diaristica pubblicata in Francia Kun anta Ghazza. SoisGaza (Editions des Lisieres, 2025). È presente in traduzione italiana nei volumi Il lorogrido e la mia voce. Poesie da Gaza, a cura di A. Bocchinfuso, M. Soldaini, L. Tosti, trad. di N. Salameh, pref. di I. Pappe, con interventi di S. Abulhawa e C. Hedges, Fazi Editore, Roma 2025; A. Nicosia (a cura di), Ho ancora le mani per scrivere. Testimonianze dal genocidio a Gaza, traduttori vari, Edizioni Q, Roma 2025; A. Cannavale – L. Crastolla – L. Cupertino (a cura di), La Rosa di Gaza, traduttori vari, con scritti di R. De Vogli e S. Sibilio, Les Flaneurs, Bari 2026. È in preparazione la traduzione di una sua prima raccolta in lingua italiana (a cura di S. Darghmouni e S. Sibilio).

 

 

CREIAMO UNA NUVOLA

 

Dove va la voce di Fayruz quando salta la corrente?

Lei accende un fiammifero perché la notte la veda

le candele sono ancora nelle case abbandonate

mentre il tetto dei vicini siede in solitudine.

Esiste un varco sicuro?

Chi conosce queste vie porta una lanterna

gli indirizzi del paese sono ancora li.

Sono una donna di una citta che non dorme mai

fumo tanto perché la polvere della guerra

non mi veda.

Come chi sopravvive all’atto di annegare

ritrovando i polmoni in fuga verso le onde

il sale deve essere neutrale

provo a cucinare il pasto

a tagliarmi le unghie

a prendermi cura di una tartaruga li, da sola, in un angolo della casa

a mettere un po’ di profumo della sera

in un altro tempo.

Vado a sentire il suono dei caccia

mi metto a parlare con la vicina dell’elettricità

di quando sarà ripristinata

a guardare i videoclip invece di ascoltare le notizie

a convincere i morti che sono ancora vivi.

Do una sistemata all’armadio prima di andare.

Oggi

la citta vola

e tutti ballano ai suoi bordi.

Solo chi ha assaggiato l’aroma delle pallottole si salverà

non possiedo una mongolfiera

berrò il caffe prima che il negozio esaurisca i chicchi

e rivendico di stare bene.

Cosi tante mani amputate provano a stringere la mia

la caffettiera traballa sul fuoco

i funerali non aspettano

e la pioggia? Ha cambiato direzione?

Si chiede il becchino guardando in alto.

Quanti limoni sono rimasti sull’albero?

Mi atterriscono l’ansia dei passeri

l’acidità delle stagioni

e il pianto del bambino riccioluto

non restituito a sua madre quando la chiesa chiuse le porte.

Ho cosi tanto amore nel cuore

l’ho svuotato aspettando in fila per l’acqua

l’inverno arriverà presto

tutti i tetti delle case sono ormai andati

ed io, fradicia di morte,

come farò ora a incontrarti?

Gaza 2024

NASSER RABAH

 

Nato a Gaza (1963), è uno dei massimi poeti palestinesi. Le sue opere sono state tradotte in inglese, ebraico e francese. Ha conseguito la laurea in Scienze agrarie presso l’Universita Ain Shams in Egitto, prima di lavorare come direttore del dipartimento della comunicazione presso il Ministero dell’Agricoltura palestinese. Membro dell’Unione degli scrittori palestinesi,

ha inoltre pubblicato il romanzo Circa un’ora fa (2018). Tra le numerose raccolte di poesie, si segnalano Rincorrere gazzelle morte (2003), Uno di nessuno (2010), Passeggeri con abiti leggeri (2013), Acqua assetata d’acqua (2017), Elegia per l’uccello del henné (2021).

Traduzioni in inglese di sue poesie sono apparse su The Los Angeles Review of Books, The New Yorker, Paris Review e Poetry Magazine. È di recente pubblicazione la sua raccolta in inglese Gaza: The Poem Said its Piece, Pocket Poets Series, City Lights (2025).

Suoi scritti sono presenti in traduzione italiana in A. Nicosia (a cura di), Ho ancora le mani per scrivere. Testimonianze dal genocidio a Gaza, traduttori vari, Edizioni Q, Roma 2025.

 

NULLA M’UCCIDE, NULLA

Muoio lentamente, Ghiannis Ritsos

ancora più lentamente, Nazim Hikmet

vecchi prigionieri passano e mi chiedono: “Ti ricordi di noi?”

Allora so chi sono.

Un carcere vuoto, da cui mi salutano i morti che passano

e io li invito al museo dei ricordi

malgrado questo,

nulla m’uccide, nulla.

Muoio lentamente, Garcia Lorca

ancora più lentamente, Muzaffar al-Nawwab

legna che contempla se stessa, accanto a un caminetto spento

un anziano, privo di denti, vuole cantare, gli si confondono le

parole

ogni giorno una strada perde una porta, una finestra

e gli aerei attraversano il cielo.

Malgrado questo,

nulla m’uccide, nulla.

Muoio lentamente, Nasser Rabah

ancora più lentamente, Pablo Neruda

due milioni di Messia, qui, ascendono al Cielo scalzi e nudi

con pentole vuote che disturbano i sogni di Roma

gettando al vento i nomi dei figli

mentre dal cielo piovono canti.

Nonostante tutto

nulla m’uccide, nulla

perché del luogo sono la pietra angolare.

Gaza, 2024

 

 

[Immagine: operea di Mohammed Al-Haj, riprodotta sulla copertina del volume].

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