di Stefano Bottero

 

Renée Nicole Good, poeta, è stata uccisa da un membro della milizia fasciocapitalista trumpiana il 7 gennaio scorso a Minneapolis. Le ricostruzioni ufficiali sostengono, ad oggi, che l’assassino abbia agito legittimamente. Il fatto è smentito da videoregistrazione.

La poesia che segue, in pochi giorni, è apparsa già in diverse traduzioni italiane. Ricordiamo in particolare quella a cura di Maria Luisa Vezzali, postata sul profilo Facebook della stessa, e quella realizzata per Inverso da Rebecca Garbin, Mikel Marini e Luigi Riccio, accompagnata da una riflessione di Mattia Tarantino. Ricordiamo che, nel corpo incongruente di ogni traduzione, il confine estremo della parola è liquido e aperto, libero dall’univocità del senso –  rende possibile la coralità anche quando il significante diverge. Ricordiamo, infine, alcuni versi di Pier Paolo Capovilla: «Padre nostro. non perdonarli mai / sapevano e sanno benissimo / quello che fanno: dicono sia legale».

 

On Learning to Dissect Fetal Pigs

di Renée Nicole Good

 

i want back my rocking chairs,

 

solipsist sunsets,

& coastal jungle sounds that are tercets from cicadas and pentameter from the hairy legs of cockroaches.

 

i’ve donated bibles to thrift stores

(mashed them in plastic trash bags with an acidic himalayan salt lamp—

the post-baptism bibles, the ones plucked from street corners from the meaty hands of zealots, the dumbed-down, easy-to-read, parasitic kind):

 

remember more the slick rubber smell of high gloss biology textbook pictures; they burned the hairs inside my nostrils,

& salt & ink that rubbed off on my palms.

under clippings of the moon at two forty five AM I study&repeat

               ribosome

               endoplasmic—

               lactic acid

               stamen

 

at the IHOP on the corner of powers and stetson hills—

 

i repeated & scribbled until it picked its way & stagnated somewhere i can’t point to anymore, maybe my gut—

maybe there in-between my pancreas & large intestine is the piddly brook of my soul.

 

it’s the ruler by which i reduce all things now; hard-edged & splintering from knowledge that used to sit, a cloth against fevered forehead.

can i let them both be? this fickle faith and this college science that heckles from the back of the classroom

 

               now i can’t believe—

               that the bible and qur’an and bhagavad gita are sliding long hairs behind my ear like mom used to & exhaling from their mouths “make room for wonder”

all my understanding dribbles down the chin onto the chest & is summarized as:

life is merely

to ovum and sperm

and where those two meet

and how often and how well

and what dies there.

 

*

 

Sull’imparare la dissezione dei feti di maiale

 

 

voglio indietro le mie sedie a dondolo,

 

tramonti solipsisti,

e suoni della giungla costiera che sono terzine di cicale e pentametri di zampe pelose di scarafaggi.

 

ho regalato bibbie a negozi dell’usato

(schiacciate in sacchi di plastica per l’immondizia con una lampada acida di salgemma dell’Himalaya –

le bibbie post-battesimo, quelle prese dagli angoli della strada dalle mani carnose degli zeloti, in versione per idioti, semplificate, parassitarie):

 

ricordano più l’odore di gomma viscida delle immagini su carta lucida nei manuali di biologia; mi bruciavano i peli nelle narici,

e sale e inchiostro attaccato addosso alle mani.

sotto ritagli della luna alle due e quarantacinque studio e ripeto

ribosoma

endoplasmatico –

acido lattico

stame

 

all’IHOP all’angolo tra powers e stetson hills –

 

ho ripetuto e scarabocchiato finché non si è aperto un varco e ha stagnato dove non posso più indicarlo, forse nel mio stomaco –

forse lì dentro tra il mio pancreas e l’intestino crasso c’è il ruscello insignificante della mia anima.

 

è il righello con cui riduco ogni cosa adesso; tagliente e scheggiato da una consapevolezza che stava appoggiata, un panno su una fronte con la febbre

 

posso lasciarle stare entrambe? questa fede incostante e questa scienza universitaria che disturba dal fondo dell’aula

 

ora non posso credere –

che la bibbia e il corano e la bhagavad gita mi scostino i capelli dietro l’orecchio come faceva la mamma ed esalino dalle loro bocche “fai spazio per la meraviglia”

tutto quello che mi risulta sbava giù dal mento verso il petto e si riassume in:

la vita è solo

ovulo e sperma

e dove questi due si incontrano

e quanto spesso e quanto bene

e quello che ci muore dentro.

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