di Raimondo Iemma

 

[È appena uscito Traversata notturna del canale di Suez, il nuovo libro di poesia di Raimondo Iemma, nella nuova serie della collana “I Domani”, fondata da Mariagrazia Calandrone, Andrea Cortellessa e Laura Pugno, e ora diretta da Bernardo De Luca, Carmen Gallo e Chiara Portesine. Presentiamo una scelta di testi e un estratto della quarta di copertina]

 

da Traversata notturna del canale di Suez



Abbandonàti a una ringhiera d’acciaio
istoriata di fori consumati, fradicia
di cime, avvertire l’afrore della costa
come seta di ragno sopra il volto.
Medita, il vecchio spedizioniere
visioni del vento
alla maniera equivoca dei ciechi.
Un gruppo di coscritti appena sotto
si inginocchia verso il nido di Sirio
mormorando una ballata sconcia.
Altrove un tremolio di specchi.
Ognuno è per un altro
l’apparizione di un idolo,
se falso o vero oppure sogno
non qui non a parole verrà detto.

 

*

 

Nella stanza dei passaporti
hanno sospeso i ricordi e un impresario
di bassissima statura sembra
prendermi di mira, controlla
che la foto corrisponda. Si dice
che l’essere umano si accorga
di uno sguardo dal tremito
che la pelle gli trasmette,
e che un richiamo animale percorra
ininterrotti chilometri di cielo.
Si dice addirittura
che non sia possibile dormire guardati.

 

*

 

L’unica cosa vera è che il film
venne proiettato contro
una parete di rocce, cosicché
gli ambienti si inarcavano in scaglie
taglienti, o allargati indovinavano
caverne oltre le soglie. E i volti
restavano incisi sul versante impervio
a loro volta deformati come in specchi,
immobili fisionomie primitive
e duri riflessi sporgenti.

 

*

 

da Tramonti

Molti anni le mie notti sono state
un pericolo sognato. Il mattino
l’odore silvestre del nubifragio
o delle munizioni dei combattenti
si era deposto come il ricordo
di una ragnatela. Molti sogni
ha dovuto escogitare l’angelo
molti umani espedienti e sacrilegi
per entrare in un corpo abitato
e istruirlo a tacere, non udire,
non vedere.

 

*

 

In un giardino di pietre
rivedi l’ottomana abbandonata
piegarsi come una domanda
la stessa che bambino temevi
ti potesse inghiottire, e farti
con lei cosa sola. Noi arriviamo
da sfocati orizzonti e a una regione
boschiva ci attende l’infante.
La luce che riverbera
sulle bottiglie di un pasto
è millenaria all’insaputa degli spiriti
e rispolvera lo sporco. Infatti,
i taciturni vegetali stridono di clorofilla
e sorridono, spesso ingannano.

 

*

 

Speciali i sassi del lido stregato,
speciali i segni, speciale il passato.
Nera la domanda, come il nero
che fluisce dalle mani di un ragazzo
nei pomeriggi del lavabo e scende.
Speciale l’acume dei soggetti,
speciale esserci. Un prato
custodito da un anello di rilievi
sul ciglio dei suoi laghi inspira,
espira, nei tramonti avvenuti.

 

*

 

Traversata notturna nel canale di Suez di Raimondo Iemma è un viaggio nelle forme di un’esperienza che trascolora nel sogno. Registrazione del reale e distorsione onirica appaiono indistinguibili in questo volume che percepisce il mondo, l’intorno, attraverso una lingua poetica insieme concreta e incerta sul suo dire, come se traducesse da un mondo altro immagini dalla coerenza fantasmatica. La distanza è la sua cifra, la sua temperatura naturale, ma calibrate accensioni che rivelano il tentativo di nominare insieme presenza e assenza, di trattenere, anche solo nella memoria o nella visione, porzioni di realtà.

Il perimetro della raccolta circoscrive lo spazio dove percezione e visione coincidono senza annullarsi. Il buio di una traversata marina, la polvere che resta sospesa in una stanza, l’odore di un porto che si diffonde nell’aria. Queste immagini non appartengono a un altrove: affiorano dal peso di una città, dall’interno di un taxi, dalla volta sporca di un tunnel. Il sogno non allontana dal mondo contemporaneo, vi si sovrappone e lo rende visibile. Sogno, proiezione e visione sono qui voci di una sola esperienza.

Muovendosi in cinque sezioni – cinque tempi compressi in poche righe, legati da una voce femminile che attraversa più movimenti, paesaggi che si stratificano –, Traversata notturna nel canale di Suez alla fine torna dove tutto è cominciato: una sosta, un bar, da cui non ci si è mai alzati. Come se il viaggio, il canale, i secoli, fossero accaduti nell’arco di uno stare, di un restare immobili. E il libro, chiudendosi, lascia aperta la domanda se qualcuno si sia mai mosso davvero, ma poco importa. Nello spazio della visione, la traversata continua il suo viaggio di registrazione e interrogazione straniata della realtà.

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